Indie Riviera
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    venerdì, maggio 30, 2008

    Daeth Cab For Cutie - Narrow Stairs

    Death cab For Cutie
    Narrow Stairs (Atlantic - 2008)

    Con Plans il mondo aveva accolto i Death Cab For Cutie come la novità, in realtà Gibbard & Co. in cuor loro sapevano di aver già passato il valico della perfezione con Transatlanticism.

    Transatlanticism con le 225.000 e passa copie vendute, decisamente un buon numero per il mercato indie, rimane il disco più acclamato dei DCFC.

    Grazie ad alcun pezzi del disco ripresi dalle ost di Due Single a Nozze e della celebre serie The O.C. i Death Cab For Cutie arrivarono alla fama. Il successo di Plans, il contratto con la Atlantics e il Grammy Award per il miglior disco alternativo del 2005, sono delle conseguenze di questa repentina ascesa.

    Narrow Stairs (Atlantic, 2008) supera con piglio baldanzoso la disgraziata possibilità di inciampare e ruzzolare nella banalità. I Death Cab For Cuite, con questo disco pieno di sorprese, si reimposessano del ruolo di eredi dei grandi gruppi indie pop degli anni '80.

    Il disco si apre con I Will Possess Your Heart, un raffinato intreccio di melodie prog-sadcore su emotività post rock, con una jam quasi completamente strumentale che arriva a toccare i 9 minuti e, qui non vorrei dire eresie, ma ci risento pure i Wilco di Yankee Foxtrot Hotel.

    Il livello del disco rimane sempre alto grazie ad episodi fortunati quali You Can Do Better Than Me, così vicina alle melodie perfetct-pop di Transatlanticism; Cath, una classica college rock ballad da girare alla festa di fine anno e Talking Bird che tocca addirittura gli impegnativi confini fra il wall of sound e il noise.

    Narrow Stairs è per quanto possibile ancora più Gibbard-centrico, le liriche profondamente introspettive si ripercuotono su un sound più ruvido di Plans e più blues.

    Se credete ancora che Pop sia una parolaccia dovreste concederli (ancora) una canches. Ne vale la pena.

    Similar Artist: The Postal Service, Guided By Voices, Electric President, Pedro The Lion
    Rating:


    Mp3:
    Cath...

    domenica, maggio 25, 2008

    Colin Meloy - Colin Meloy SIngs Live!

    Colin Meloy
    Colin Meloy Sings Live!(Kill Rock Stars Records - 2008)

    Ricordate quella volta che, alla festa delle medie, la vostra vicina di banco "acqua e sapone" passò sotto le mani di un'esperta truccatrice e d'un tratto piaceva a tutti e non più solo a voi?
    Bè, è grosso modo la stessa sensazione di artificiosità che ebbi ascoltando The Crane Wife (2006 Capitol Records) dei Decemberists, d'improvviso non li riconoscevo più.

    Ora questo Colin Meloy Sings Live! non è certo Woodstock o The Concert in Central Park di Simon & Garfunkel, anzi tutt'altro. E' l'istantanea del modesto 2006 solo tour di Colin Meloy, qualche settimana in giro per gli States accompagnato dalla sola chitarra. Chi frequenta bettole indie avrà sicuramente capito che genere di registrazioni contiene il disco.

    Alla fine Colin Meloy Sings Live!, che, tranquillizzatevi, contiene comunque le canzoni dei Decemberists, è poco più che un regalino per i fans. Se il tour del 2005 aveva partorito l'EP Colin Meloy Sings Morrissey, il tour del 2006 questo live, l'attuale solo tour iniziato ad Aprile,in compagnia della brava Laura Gibson, vede la distribuzione durante la performance dell'ennesimo EP: Colin Meloy Sings Sam Cooke. Chi ne avesse notizia faccia sapere.

    Per la cronaca Sam Cooke è un cantante americano della prima metà del 900, avvezzo a sonorità gospel, R&B, soul e pop. Dopo Morrissey e Shirley Collins continua la riscoperta da parte di Meloy delle grandi voci del pop.

    Similar Artist: The Shins, The Decemberists, Neutral Milk Hotel, Okkervil River
    Rating:


    Mp3:
    We both go down together

    giovedì, maggio 22, 2008

    Promuovere Online (una band) = Muovere Verso

    Questo doveva essere un post sugli Humpty Dumpty e su come riescano a promuoversi online con grandissima classe, almeno a mio avviso. Poi è diventato una riflessione sul web (tutto nella mia testa diventa una riflessione sul web).

    Io credo, come molti di voi, che la musica sia ormai ad un angolo di svolta, gli Humpty Dumpty sono uno di quei gruppi che l'angolo l'hanno svoltato e si rivolgono già a chi sta dall'altra parte. Volevo portare questa loro esperienza, il loro rapporto con il web ed la loro politica (eclatante, leggetela tutti) ad altri gruppi in cerca di se stessi. Poi però...Poi però parlando con Alessandro e Renato (corrispondenza epistodigitale) mi sono reso conto della loro distanza di sicurezza dal concetto di "promuovere/pubblicizzare sul web". Gli Humpty Dumpty sono sul web per comunicare con i propri ascoltatori ... (vorrei lasciare quattro giga di spazi vuoti qui, perchè il passaggio è fondamentale).

    "Fare" Web Marketing o promuovere su internet non significa (solo) pubblicizzare: se i mercati sono conversazioni è ancora più vero che le conversazioni sono mercati.
    Un gruppo musicale (o un'azienda) che non sta sul web non dovrebbe andarci per dire "senti come sono bello" o per spammare sul mio My Space. Ogni band dovrebbe muoversi verso (pro-muovere appunto) questa grande conversazione che è internet, per ascoltare e per rispondere "presente" laddove si parli del gruppo. Non ci si scappa, la parola d'ordine è ancora una volta condivisione.

    Le rock star miliardarie se le sono portate via gli anni 90, oggi i talent scout (se esistono ancora) non fanno nemmeno la fatica di girare su MySpace è più facile aspettare che esploda l'hype attorno a 4 17enni di Bath e sottoscriverli per un paio d'uscite. Sfondare nella musica senza fare fatica è impensabile.

    "Conoscere tutti gli ascoltatori", la missione di Renato ed Alessandro, costa fatica. Lasciare commenti su My Space, intelligenti e soprattutto personalizzati, richiede tempo. Rinunciare ai miti di gloria dei sogni giovanili, regalare la propria musica, spiegarne i testi e rispondere ai propri ascoltatori, richiede immenso coraggio. Un'approccio del genere è ancora una volta orizzontale, confutabile: non riuscirò mai a dire "Pausini smetti, ti prego" ad Humpty Dumpty potrei dirlo anche ora e mi risponderebbe pure.

    Il disco portato sul web acquisisce tanti significati nuovi. Il disco della Pausini, sempre per rimanere sull'esempio, avrà come riscontro i dati sulle vendite, le letterine e l'afflusso ai concerti. Renato ed Alessandro, attraverso il loro blog rimangono in ascolto, l'uscita del disco diventa un'esperienza partecipativa, la vita del "prodotto" (perdonate l'espressione) si allunga. Accettare questa sfida "significa poterti mostrare così come sei nel momento in cui ti esprimi, contraddirti, divagare, divertirti ad esistere".

    Che vantaggi comporta tenere quest'atteggiamento nei confronti del web?
    Nessuno alle vostre o alle mie tasche; ma credo proprio che la musica ne uscirà riabilitata non appena smetteremo di imbiancare i sepolcri di uno star system che sta in piedi per miracolo. Parlo volutamente di star system e non di un mercato, quello musicale, in cui ancora credo. Credo anche però che vada ripensato attorno a modelli di business differenti (marchandising, pay per play... etc etc).

    Questa generazione che sta crescendo con il web, e le prossime che col web ci nasceranno, prima o poi finiranno con l'ascoltare solo chi sa mettersi in gioco, è normale, è giusto, è dietro l'angolo.

    lunedì, maggio 12, 2008

    Il ROI del Social Networking, un esempio concreto con Last Fm

    Più di un anno fa lessi per la prima volta dell'Office Lip Dub su blog di Mauro (almeno credo che fosse il suo blog, non trovo più il post). Ormai la cosa è piuttosto diffusa anche in Italia. Credi che sia una cosa figa?
    Forse dovresti leggere questo post allora.Ecco cosa puoi fare in ufficio con i tuoi colleghi, non pensare male, riguarda sempre la musica!

    Qualche settimana fa avevo parlato della folksonomy, ricordi?
    In breve: la folksonomy è la possibilità degli utenti di ridefinire qualcosa sul web attraverso tag (etichette), generalmente testuali. Foto, film e siti possono avere una user generated definition attraverso il tagging. Fin qui nulla di nuovo, ma quello che puoi fare con Last.Fm è davvero incredibile. Puoi creare definizioni attraverso la musica, ad esempio il mio sito in musica, vi spiego come.

    Comincia il nostro esperimento.

    Immagina che la tua azienda stia organizzando una cena, di quelle a bordo piscina. L'organizzazione si sta muovendo per contattare il catering, per noleggiare la villa e magari per contattare un presentatore famoso, quello che a fine cena premierà l'impiegato dell'anno.

    Manca ancora qualcosa dici? Davvero pensi che nell'era del web 2.0 serva ancora il DJ?
    Bè non è così!
    [Spero che il mio amico Alberto mi passi questa romanzata estremizzazione, è un dj lui]

    Ok, vi spiego come agiremo.
    Facciamo aprire ad ogni collega dell'ufficio un account su Last Fm (a propostio, questo è il mio contatto, mi hai aggiunto o no?!?!) e li colleghiamo tutti fra loro. Fatto? Fatto!
    Poi cominciamo ad ascoltare musica con il player, ascoltiamo il genere o l'artista che vorremmo ascoltare la sera della festa.

    Ogni volta che passa una canzone che "ci potrebbe anche stare" la tagghiamo con un tag precedentemente scelto e comunicato a tutto il presonale, per esempio "festa_sfascio_villa_borghese_2008". Fatto? Fatto!

    In questo modo avremo creato una radio perfettamente in linea con quello che tutta l'azienda vorrebbe ascoltare alla cena aziendale. Il Dj dovrà semplicemente collegare un pc al mixer ed avviare il player di Last FM. La radio "festa_sfascio_villa_borghese_2008" comincerà a girare musica precedentemente selezionata o canzoni in linea con quelle votate dai partecipanti.

    Attenzione, i tag di Last Fm, vengono visualizzati in home per quantità, quindi potreste taggare, che ne so, Nevermind dei Nirvana con l'etichetta "oggi mi gira il culo col capo" e questa non arriverebbe mai in una parte visibile del sito (se l'avete già fatto potete tirare un sospiro di sollievo). Le tag sono mostrate in base alla loro popolarità

    Le potenzialità diagonali delle tag in questo senso sono infinitamente superiori a quelle verticali. Qui arriva la parte più interessante, la parte che potrebbe interessare anche alle aziende.

    Una discoteca ad esempio potrebbe creare un suo gruppo su last.fm, invitarci tutti i frequentatori e crearsi una propria radio con la musica più suonata (come abbiamo visto nell'esempio sopra).
    Il gruppo “d'ascolto” genererebbe una classifica interna basata sugli ascolti degli iscritti. Il locale potrebbe "magicamente" avere un dato qualitativo sui gusti della propria utenza e mettere in piedi una programmazione sempre più vicina ai propri consumatori.
    L'operazione è consigliata: azione virale potenzialmente devastante, dati qualitativi inestimabili e spese nulle.

    Il secondo esempio è emblematico di come le aziende potrebbero impiegare i social network e su come potrebbero effettivamente valutarne il ROI, un problema recentemente affrontato anche da Marco Massarotto su Internet P.R. (Apogeo 2008)

    lunedì, maggio 05, 2008

    Rocket From The Tombs - Rocket Redux

    Rocket From The Tombs
    Rocket Redux (Glitter House - 2002)


    Con l'arrivo della primavera mi escono dall'armadio dischi un po' più leggerini.

    Rocket From The Tombs mi frulla per le orecchie da almeno una settimana, ma non è certo una novità, anzi è proprio un disco della serie "piacevoli riscoperte". Ma chi sono i Rocket From The Tombs?

    I Rocket From The Tombs (che non centrano nulla con i Rocket From The Crypts), sono una meteora del proto-punk statunitense anni '70.
    Questo gruppetto dell'Ohio visse per poco meno di un'anno, sciogliendosi prima del '75. In questo breve lasso i Rocket calcarono qualche decina di palchi, mettendo in fila poche registrazioni radiofoniche. Allora perchè sono oggetto di culto e di una vera e propria venerazione da parte degli indie-rockers?

    I Rocket From The Tombs, in realtà, sottendono significati storico/culturali (parole grosse ma mi riferisco pur sempre all'ambito indie) molto più vasti dei valori espressi in sè per sè dalle bobine incise dal gruppo.

    Lo scioglimento del gruppo infatti diede vita ai Dead Boys e soprattutto ai leggendari Pere Ubu di David Thomas.

    Il gruppo fu un idea di Peter Laughner e David Thomas, gli stessi che alla fine del progetto si trovarono a fondare i Pere Ubu. Il loro sound era fortmente influenzato da Mc5 e dai Velvet di Lou Reed, uno degli eroi musicali di David Thomas.

    Il forte ego musicale di David Thomas qui è meno pronunciato, perfettamente miscelato con le altre personalità eccentriche che fecero del gruppo una macchina da palcoscenico.

    Il sound dei Rocket era in linea con le sonorità che di lì a poco avrebbero conquistato l'america: Television, Sonic Youth, Yo la Tengo, Dinosaur Jr. e Dead Moon.

    Ritmi veloci e batteria maltrattata alla Yo La Tengo, chitarre imbizzarrite alla Television e una voce rettilofila(!?!) alla Iggy sono gli elemnti di questa miscela abrasiva sputata sui "solchi" del cd.

    Alla fine del 2003 ci fu una reunion dei Rocket, all'UCLA festival di Los Angeles, il gruppo venne accompagnato sul palco da Richard Lloyd dei Television. La session fu tanto credibile da richiedere la registrazione in studio di quella splendida performance, da lì nacque Rocket Redux.

    Da antologia Life Stinks e Thirty Seconds Over Tokyo entrambe destinate, poi, a divenire dei classici nel repertorio dei Pere Ubu. La prima la trovate in ascolto qui sotto, la seconda è un bonus per gli iscritti alla newsletter o al feed.

    P/s
    Alcuni di voi mi hanno già chiesto spiegazioni, perciò eccole qui: ebbene sì, ho aperto un'account sull'odiato My Space! Come molti di voi sapranno mi occupo di Web Merketing per lavoro, non potevo perciò, aimè, ignorare oltre il fenomeno My Space.
    A proposito, se volete (dovete!) potete aggiungermi fra gli amici, ecco i miei profili su: My Space, Last Fm e Linked In (sono iscritto ad altri social, ma questi sono quelli che utilizzo di più).

    Similar Artist: Yo La Tengo, Dead Moon, Neil Young, Television
    Rating:


    Mp3:
    Life Stinks