Jens Lekman
When I Said I Wanted To Be Your Dog (Secretly Canadian - 2004)
Jens Lekman, uscirà presto con un nuovo Ep: Friday Night at the Drive-In Bingo. Sarà come al solito un edizione limitata e vedrà la luce degli scaffali il 13 di Luglio.
Sì, avete capito bene, un'altro Ep di Jens Lekman. Non che questo mi dispiaccia, anzi, tutto il materiale di Jens è sempre tremendamente interessante. Il giovane talento svedese è evientemente portato ai formati brevi, di per se questo non è un male, ma la risultante è che i suoi album sono di fatto delle collection.
Vedendo la cosa da questo punto di vista, i suo brani rimangono ineccepibili, ma gli Lp mancano necessariamente di coesione e del classico "filo conduttore".
Prima di lasciarvi alla recensione di When I Said I Wanted To Be Your Dog, che scrissi nel 2005, vi segnalo una lusinghiera intervista concessami da Jag di Italian Indie.
Per carità, non dite a Jens Lekman che il suo esordio vi ricorda Morrissey! Vi risponderebbe che al college, tutti i suoi compagni che ascoltavano il Moz, divennero modelli cool plastificati, e che lui, ignorante a proposito della Smith-mania, non era certo considerato una volpe. Eppure una vaga somiglianza è innegabile, ma terremo quest’ opinione per noi.
Per l’amor del celo poi, non dite a Jens che il suo When I Said I Wanted To Be Your Dog, vi riporta alla mente i Magnetic Fields, vi confesserebbe di non averli mai ascoltato seriamente. Eppure questo disco ha molte cose in comune con gli album di Stephin Merritt, ma anche quest’ impressione la serberemo in cuor nostro.
Ma se di Lekman abbiamo capito cosa non è, ecco cosa resta da chiarire: chi è Jens Lekman? Presto detto, Jens è il nuovo cavallo di battaglia della Secretly Canadian Recording. Il disco in questione raccoglie tanti piccoli capolavori apparsi prima d’ora, come detto, in una serie di ep.
Senso melodico sopraffino, originalità, un buon feeling con la chitarra, e un songwriting ispirato, costituiscono gli assi nella manica del ragazzo venuto da freddo. Nel breve volgere di un disco, Jens svela tutto il suo talento, passando da ballate romantiche a canzonette più leggere, non negandosi nemmeno un'inedito esperimento a cappella (Do You Remembers The Riots?).
Grandioso l’insieme di immagini poetiche raccolte negli 11 gioiellini di adult-pop. A partire dal titolo, sono numerosi i brillati paesaggi scolpiti da Jens sui solchi del disco: “…And if I’ll be your psychologist, who would be the psychologist’s psychologist?…”, o ancora “…I’m draving in my daddy’s car, life is aching in my heart, if we someday have to part where do I go when you take...”.
Quantomeno da tener d’occhio.
Similar Artist: Magnetic Field, Morrissey, Suburban Kids With Biblical Name
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You are the light (video)
giovedì, giugno 28, 2007
Jens Lekman - When I Said I Wanted To Be Your Dog
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lunedì, giugno 25, 2007
Jennifer Gentle - Intervista
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L'uscita di The Midnight Room, il nuovo disco dei Jennifer Gentle, è l'occasione giusta per scambiare qualche battuta con Marco Fasolo, il titolare del gruppo. I Jennifer Gentle sono da anni un orgoglio nostrano esportato con successo in tutto il mondo, come il miglior vino toscano. Mi piacerebbe cominciare l'intervista con una breve descrizione del luogo, ma Marco sta promuovendo il nuovo disco in Cina e io sono ancora a Rimini. Non tolgo altro spazio alle risposte, ma se volete qualche notizia in più sul gruppo qui c'è la recensione di A New Astronomy dei Jennifer Gentle.
Ciao Marco, prima di tutto, complimenti per questo periodo davvero prolifico che state vivendo. Cosa si prova ad essere in Cina mentre in Italia sta uscendo il vostro nuovo album? Riesci/ti interessa, avere ugualmente dei feedback o sei completamente assorto dal tour?
FRAN - Si fa un gran parlare della Cina, personalmente stimo particolarmente quella cultura millenaria, ma vorrei mi parlassi un po' della loro cultura musicale. Che idea ti sei fatto? Esiste una scena indie o comunque underground cinese?
F. - Come vi hanno accolto, avevate già uno zoccolo di fans o li avete conquistati uno dopo l'altro?
F. - Per cambiare argomento, scommetto che tutti ti chiederanno della Sub Pop, gran bella storia, ma credo si sia detto già molto (tutto?). Credo interessi di più sapere qualcosa sul vostro rapporto con la A Silent Place. Dei 2 dischi usciti a marchio "A Silent Place", A New Astronomy e Sacramento Session, il secondo è stato pubblicato solo in vinile. A prescindere dal fatto che so che sei un amante dell'analogico (siamo in due sigh!), perchè questa scelta che comunque vi ha portato, fin da subito, a rinunciare ad una certa fetta di pubblico?
F. - Ho trovato Sacramento Session un disco molto lunare, a tratti paragonabile ai primi lavori totalmente elettronici degli Animal Collective, sono molto lontano? Per cosa ricordi con piacere quel disco e che cosa ti fa storcere il naso pensando a quel live?
F. - Non ho ancora avuto il piacere di ascoltare Midnight Room, cosa dobbiamo aspettarci? Un sequel, una rottura o una crescita rispetto all'ottimo Valende?
F. - Com'è nato il disco, solito isolamento nella tua casa/studio nelle campagne Padovane? Quali sono state le tue influenze in fase compositiva (libri, cinema, dischi...)?
F. - L'avere una distribuzione in Australia (più o meno indirettamente, se non sbaglio) ti ha portato in un modo o nell'altro ad essere contattato da Poneman (pezzo grosso di Sub Pop). Ti occupi tu di collocquiare/contrattare con le distribuzione e/o le labels straniere? Qual'è stato il tuo primo approccio con l'estero? Com'è andata?
M. - I primi nostri due album sono stati ristampati da un'etichetta australiana chiamata Lexicon Devil: è stato questo doppio cd a finire nelle mani di Sub Pop. I contatti con l'estero poi li ha sempre curati il nostro manager, è lui che segue queste cose, ma ti posso dire che lavorare con altri paesi è stata più che altro una necessità, in Italia non saremmo mai andati da nessuna parte.F. - Che canali suggeriresti di battere a chi non trova spazio in Italia o a chi semplicemente vovvrebbe allargare il bacino di utenti?
F. - Come avrai notato ti ho evitato domande sul vostro nome e sulle primordiali influenze Barrettiane, sulla sub pop e sulla scena italiana, ma a questa non scappi. Noto con piacere che moltissimi ragazzi fanno musica (poi la qualità non è sempre eccelsa), una prolificità così non si vedeva dai ''70, molti ascoltano musica e quasi tutti hanno un iPod (poi che ci ascoltino Tiziano Ferro è un'altra storia). Eppure i negozi chiudono e la parola d'ordine è "crisi della musica". Io penso il supporto cd sia in crisi e il modello di copyright applicato alla musica obsoleto, per questo le major non guadagnano più come prima (e parlano di crisi). Il loro è un modello che non può reggere, internet è un mezzo in più, non un nemico. Tu che ne pensi? Immagino che potresti scriverci un libro, eh??!?!?! Anche io mi sono contenuto.
Grazie a Marco per la disponibilità, in bocca al lupo e, ovviamente, comprate i dischi dei Jennifer Gentle, fino a The Midnight Room (che non ho ancora ascoltato e quindi non posso sapere) garantisco io!
Mp3:Electric Princess (The Midnight Room - Sub Pop 2007)
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giovedì, giugno 21, 2007
Mercury Rev - The Secret Migration
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REISSUED REVIEW: Mercury Rev
The Secret Migration (V2 - 2007)
I Mercury Rev nascono alla fine degli anni 80, a Buffalo nello stato di New York. Non sono molti quelli che intravedono del potenziale in quei ragazzini, per lo più dediti a brevi colonne sonore per progetti video.
Il tag iniziale era quello di moda in quegli anni: avant pop; ma a dirla tutta, arrivano su quel treno vagamente in ritardo e quella miscela caotica di suoni è già cosa antica. Ben presto si convertono all'indie pop sponda dreaming, il loro esordio si accoda ai lavori dei My Bloody Valentine e va a braccetto con i Flaming Lips, il resto è sui muri della stazione.
The Secret Migration non coincide esattamente con quanto mi aspettavo. Avendo amato (come molti fra voi) le atmosfere neo-psichedeliche, notturne e talvolta anche minimali di Desert’s Song, forse avrei preferito che da lì si ripartisse. Invece i Nostri, abbandonati da tempo i muri di chitarre di Yerself Is Steam, preferiscono riprendere le fila del discorso da All Is Dream del 2001.
La risultante è la stessa di 3 anni prima: un dreamy pop dai tratti sinfonici, con qualche contaminazione elettrica, lasciando Desert’s Song come parentesi del tutto eccezionale (in tutti i sensi). Il tutto è punzecchiato da un'inedita urgenza isterica e da un dinamismo in apparenza morbido, ma inquieto nell’animo.
Ad aprire le danze del nuovo Mercury Rev, ci pensa il nevrotico singolo Secret For A Song. Un pop veloce e pulito condito da monologhi chitarristici lanciati nello spazio siderale, come fossero corpi inerti fluttuanti. Si avrà la stessa sensazione di leggerezza e di vuoto, ascoltando le chitarre conclusive di Black Forest (Lorelei). Selezionando Vermillion sì ha invece l’impressione di ascoltare un brano di Misery Is A Butterfly mandato a 45 giri, con l’appassionante cavalcata interrotta solo da stridenti intermezzi di chitarre.
Godibilissima In A Funny Way, sviluppa uno svolgimento a metà fra In The Summertime dei Flaming Lips e la canzone che i Beach Boys non hanno mai scritto. Bisogna scomodare ancora il gruppo californiano di Brian Wilson per per spiegare le sonorità della brevissima Moving On.
Da sottolineare ancora una volta l’ efficacia dei testi, sempre azzeccati. Come non emozionarsi ascoltando la strofa finale di In The Wilderness: “ …how can he have been blind, for so long/ And how can the woman I love, be so strong...”.
L'ultimo appunto va, come spesso accade, al produttore, in questo caso Dave Fridmann (già con gli Sparklehorse e con i Flaming Lips, solo per fare un paio di nomi). E' Dave Fridmann il responsabile dei sontuosi arrangiamenti che ascolterete su Secret Migration.
Un disco poco più che sufficiente nel complesso, tuttavia sembra aggiunge qualcosa solo al precedente All Is Dream, e poco o nulla alla loro discografia precedente. In definitiva per conoscere la meta e il percorso artistico dei Mercury Rev dovremo attendere ancora. Ma adesso l’abbiamo capito, le loro Migrazioni rimangono Segrete.
Similar Artist: Sonic Youth, Super Furry Animals, My Bloody Valentine
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Mp3:Across yer ocean
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lunedì, giugno 18, 2007
Blonde Redhead live in Rimini, focus on
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Giovedì 21 Giugno alla Corte degli Agostiniani a Rimini, saranno di scena i Blonde Redhead. La data rientra in un ciclo di concerti più ampio, chiamato Perquotere la Mente, usuale appuntamento estivo, imperdibile per i Riminesi amanti della musica altra.
Già, ma chi sono i Blonde Redhead? Per quanti si fossero persi la puntata precedente, ecco il mio post dedicato a Misery is a Butterfly dei Blonde Redhead. Ma credo comunque che una breve rinfrescata non faccia male a nessuno.
Trattasi sostanzialmente di un trio, di sangue per i due terzi italiano e per la rimanente parte giapponese, con base a New York, città hype di quest'inizio millennio.
1993 I fratelli gemelli Amedeo e Simone Pace vivono a New York dell'età di 13 anni e nel 1993, dopo aver conosciuto in un ristorante italiano Kazu Makino e Maki Takahashi (l'allora batterista), decidono di mettere su la band.
1995 Blonde Redhead è il titolo di una canzone dei D.N.A. di cui i quattro si scoprono presto fans. L'ensamble viene inizialmente accostato ai primi Sonic Youth, causa un' evidente propensione al noise e alle melodie acide. Non è un caso che dietro ai mixer, in fase di produzione dell'esordio omonimo, ci finisca Steve Shelley, il batterista dei Sonic Youth.
Era il 1995 e poco dopo la stampa del loro debutto, Takahashi molla, la line up rimarrà invariata fino ai giorni nostri.
2000 La consacrazione definitiva del gruppo avviene al volgere del millennio, con l'uscita del magnifico Melody Of A Certan Damaged. Il successo viene confermato dall'imminente appendice, l' EP Melodie Citronique.
2004 E' l'ennesima svolta, il trio rompe definitivamente con la Touch And Go, l'allora casa discografica dei Blonde Redhead. Le registrazioni di Misery Is A Butterfly, di fatto, avvengono senza avere una casa discografica alle spalle, ma le sonorità, volutamente o no, ammiccano già ai lavori targati 4AD. Causa o effetto non è dato saperlo, ma la conclusione è che i 3 firmano per l'etichetta di Chris Sharp.
Lo zoccolo duro dei fans rimane un po' sconcertato, passare alla 4AD record significa abbracciare una filosofia musicale diversa, meno noise e sicuramente più melodica. Kazu tenta di placare gli animi: "abbiamo scelto di tenere a bada la nostra naturale tendenza ad esplodere in momenti più dinamici, a volte violenti, per rendere più evidente la ricerca del bello".
2007 Il resto, è storia, 23 è il "disco conferma" datato 2007, ancora sotto l'ala della 4AD e denota ancora una rinnovata empatia, con i suio suoni eterei e solenni della label di Sharp (un tempo barocchi e decadenti, quando a gudare la casa discografica era Russell-Watts) .
Il concerto dei Blonde Redhead a Rimini è un'avvenimento imperdibile, se vuoi rimanere aggiornato sui migliori concerti della Riviera e sugli avvenimenti organizzati da Indie Riviera, ricordati di iscriverti a postcard, la newsletter di Indie Riviera.
Similar Artist: Sonic Youth, Derhoof, Pit Er Pat
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23 (from 23 , 4AD - 2007)
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giovedì, giugno 14, 2007
The Twilight Sad - Fourteen Autumns and Fifteen Winters
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INDIE ALBUM: The Twilight Sad
Fourteen Autumns and Fifteen Winters (Fat Cat - 2007)
Il disco giusto al momento sbagliato.
Dire che Fourteen Autumns and Fifteen Winters è un brutto disco sarebbe un'ingiustizia, ma non posso nemmeno raccontarvi che passerà alla storia, o che più semplicemente si riproporrà nelle classifiche di fine anno.
Ma partiamo dal principio. Fourteen Autumns and Fifteen Winters è l'album di debutto dei Twilight Sad, sugli scaffali già dal 7 Maggio ma probabilmente già disponibile sulle librerie (digitali) da molto prima. Il debutto targato Fat Cat Records è la logica conseguenza del generale consenso, di critica e pubblico, che accolse il loro ep dell'anno passato.
I Twilight Sad sono scozzesi ed onestamente la voce di James Graham, impastata, sbiascicata, imbrigliata dalla birra e profonda, non fa nulla per nasconderlo. Per capirci, ci troviamo sulle tonalità di Arab Strap, Mogway, Micha P. Hinson e dei recenti iLiKETRAiNS.
Le muse del gruppo sono tante e disparate fra loro ed è incredibile come nel volgere dell'ascolto siano tutte ravvisabili. In soldoni, l'impalcatura chitarristica è quella classica dei gruppi post punk/new wavers, il cantato è di stampo Caveiano, le code fitte scimmiottano gli Yo La Tengo veste live e un lieve tocco esotico è abbozzato dalla fisarmonica.
Non è certo un lavoro derivativo, ma entro i giri conclusivi del disco si scorgono diverse citazioni musicali. Non è questa la pecca, o almeno non la sola. Fourteen Autumns and Fifteen Winters è un disco valido, ma solo se vi siete persi gli ultimi vent'anni di indie rock, allora sì, prendetevi questo piccolo bignami.
Non voglio perdermi oltre, profondità ed intensità sono doti che ben si accostano alla musica delle "penombre tristi", e per freschezza ricordano perfino i capostipiti Glasgowiani, e mi riferisco niente meno che agli Orange Juice. La produzione è affidata a Peter Katis, già con Interpol, Mercury Rev e Mice Parade, ma questi nomi a fine disco e fine recensione non stupiranno più nessuno.
Se dovo puntare il mio nichelino, l'esordio british degli ultimi 12 mesi è sicuramente quello degli iLiKETRAiNS, non certo questo. Già visto e già sentito, da pensarci 2 volte.
Similar Artist: iLiKETRAiNS, Nick Cave, Arab Strap
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Cold days from the birdhouse
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mercoledì, giugno 13, 2007
Everybody's Talking - Massimo Cotto
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Tra lavoro e famiglia ho ormai abbandonato la lettura di romazi, mi dedico quasi esclusivamente alla manualistica. In particolare mi sono reso conto di alternare corposi volumi sul web marketing e spessi tomi sulla musica.Inizialmente lo facevo inconsciamente, oggi seguo quest'andamento con maniacale puntualità (si lo so, a volte spavento anche me stesso). In questo periodo mi sto cimentando con il recente Everybody's Talking di Massimo Cotto.
Nel libro sono raccolte 50 interviste realizzate negli anni e con grande perizia dall'autore. Le interviste riguardano i più Grandi della musica rock (non ci si spiega cosa ci faccia Aldo Busi, ma l'autore denuncia preventivamente la simpatica anomalia). Non vado oltre con i pareri, perchè sono appena ad un terzo delle oltre 500 pagine, rimando a più in là un giudizio complessivo sull'opera. Il perchè del post? Bè, dovevo assolutamente condividere con voi quest'aneddoto, Robert Plant parla del suo primo incontro con Jim Morrison:
Phoenix, Arizona. Ci ritroviamo seduti uno vicino all'altro. Mi guarda. Lo guardo. Mi chiede: "Che cosa fai nella vita?" "Sono un cantante" "Ah, e che genere di musica fai?" Rispondo: "Mah, un rock che deriva dla blues, la mia band si chiama Led Zeppelin". E lui: "Mai sentita". Lo guardo neglio occhi e ho la conferma che mente. Nessuno che facesse musica in quegli anni, poteva dire di non conoscere i Led Zeppelin. Ora è il mio turno di giocare: "E tu cosa fai?" domando. Jim risponde: "Oh, io sono un poeta". E io: "Ah, anch'io lo ero. Poi, ho avuto successo".
Che ne pensate?
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giovedì, giugno 07, 2007
Battles - Mirrored
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INDIE ALBUM: Battles
Mirrored (Warp - 2007)
I Battles sfidano la matematica, vincendola.
Sembra impossibile, ma i Pteromyini, una particolare razza di scoiattoli asiatici, sono in grado
di volare. Miracoli della natura che rompe le convenzionali leggi della fisica.
Allora forse resto un po' meno perplesso se i Battles si trovano a condividere, allo stesso tempo, le etichette di Prog ed Indie. Se ci fermiamo a riflettere un istante, è quasi un'ossimoro (ovviamente non considero i Mars Volta indie).
Le anguille nascono tutte nel mar dei Sargassi, ed è li che si dirigono quando devono riprodursi, arrivando a depositare da 1 a 6 milioni di uova.
E allora che c'è di strano se 4 ragazzi che non si conoscono fra loro, incidono uno dei migliori dischi del 2006 e rischiano di ripetersi nel 2007?
I Battles sono di fatto un super gruppo e ai tempi dell'esordio lavoravano addirittura a distanza. La line-up è composta dall'ex batterista degli Helmet John Stainer, l'ex chitarrista dei Don Caballero Ian Williams, l'ex chitarrista dei Lynx Dave Konopka e Tyondai Braxton figlio dell'ecclettico musicista jazz Anthony Braxton.
I salmoni vivono nel mare, ma per riprodursi risalgono il letto dei fiumi.
E vi stupite ancora, se oggi vi piace un gruppo che fa della matematica la propria filosofia musicale? Una band che solo qualche hanno fa avreste definito quantomeno asettica?
I tempi cambiano e gli scenari musicali con essi, e così accade che il primo singolo estratto da Mirrored, Atlas, non solo riscuota un discreto successo, ma venga votato miglior singolo della settimana da NME (per quel che conta).
Se paragoniamo gli uccelli ad aerei, i colibrì sono necessariamente un elicottero, se un colibrì avesse le dimensioni di un cigno, dovrebbe avere ali lunghe nove metri.
Alla fine di questa che è a metà fra una recensione ed un report di Piero Angela, la conclusione è una sola. La natuara prende le leggi della fisica, della matematica e del buon senso e le spazza via senza rimorsi. I Battles contro ogni sostenitore della musica istintiva ed impulsiva, realizzano dischi con metro, squadra e gognometro. Episodi per lo più strumentali (qualche campionamento della voce di Toyonday qua e la) cadenziati da tempistiche precise e matematicamente ossessive. Math rock appunto, con qualche venatura Glitter/Glam.
Fra una parentesi quadra ed una graffa, sul pentagramma c'è anche spazio per la fantasia. Race Out è il pezzo vagamente stoner che davvero non t'aspetti, Bad Trails addirittura mixa stoner, venature doom e ambienti post rock, in Prismis arrivano ad ammansuetare sonorità latine. Per non parlare poi dell'intro esplosivo di Atlas, il suo svolgimento è storia. Tutto sommato un gradino sotto Ep B/C Ep.
Non mi piace inziare le recensoni con un "ve l'avevo detto", così lo faccio in coda. Cosa vi avevo detto a proposito dei Battles un'annetto fa?
Similar Artist: Storm & Stress, Don Caballero, Jaga Jazzist
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Race in
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lunedì, giugno 04, 2007
The Unicorns - Who Will Cut Our Hair When We're Gone?
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REISSUED REVIEW: The Unicorns
Who Will Cut Our Hair When We're Gone? (Alien8 Recordings - 2004)
Una pietra miliare lo-fi, condito di elettronica in chiave acida. Leggendari.
Gli Unicorns sono stati per me un vero e proprio colpo di fulmine! Qualche singolo (di cui Unicorns Are People Too si piazza addirittura 23° nella classifica Canadese), un solo disco in primavera 2004 e poi si sono sciolti (oggi chi vuol seguire Nicholas Diamonds può procurarsi l'esordio dei The Islands). Il loro, di fatto, è l'ultimo grande disco della Rough Trade, almeno per quanto mi riguarda. Questa mia recensione è apparsa un po' ovunque, tranne qui ; ) Eccovela.
La storia del gruppo è tanto bizzarra quanto si addice alla loro musica. Il connubio musicale tra Nicholas Diamonds e Alden Ginger si consuma già al liceo, ma poco dopo le loro strade si dividono. Il primo tenta la carriera artistica a Montreal, il secondo sceglie il matrimonio. Naufragata la vita familiare, Ginger si ricongiunge all’ex compagno di classe e attorno a quei due, nel 2000, nascono i The Unicorns.
Who Will Cut Our Hair When We’ Re Gone è un disco bellissimo, sebbene questa parola contraddica concettualmente tutto quello che quest’opera rappresenta. Infatti, come a casa Addams, a questi ragazzi non interessa l’ oggettivamente bello, piuttosto il brutto e l’arcano. Come in un capovolgimento della realtà, il buffo, il grottesco e il tragico(mico) sono le parole chiave del disco. La fanno da padrone bizzarrie, mostriciattoli ed eroi (n tempo fiabeschi e favolosi) deformati fino ad una spiazzante mostruosità. Persino gli Unicorni non sono le eleganti ed immortali bestie mitologiche, ma goffe e mortali creature.
L’intero disco è, per certi versi, un concept sulla finale dipartita. La Grande Consolatrice è infatti il leitmotiv di molti pezzi: I Don’T Wanna Die, I Was Born ( A Unicorn ) ( “…i was born a unicorn, when i come to the other unicorns are dead…” ) e Ready To Die.
Per quanto riguarda le preferenze musicali del gruppo, scordiamoci la classica struttura strofa-ritornello-strofa. A farla da padroni sono riff distorti e coinvolgenti, coretti stile Beach Boys e flauti tanto sgraziati da sembrar rubati alle nostre ore di Musica alle medie. Ogni canzone è un crogiuolo di citazioni, impossibile a priori immaginare come si concluderà un pezzo degli Unicorns.
Per quello che riguarda l’aspetto derivativo del disco i nomi sono pochi ma precisi ed importanti. Pavement, Flaming Lips, edAnimal Collective sono ravvisabili in più di una traccia, inoltre l’elettronica dei Grandaddy pare un motivo ben assimilato dai Nostri.
Similar Artist: Pavement, Neutral Milk Hotel, The Islands
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I was born (a Unicorn)
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