Rocket From The Tombs
Rocket Redux (Glitter House - 2002)Con l'arrivo della primavera mi escono dall'armadio dischi un po' più leggerini.
Rocket From The Tombs mi frulla per le orecchie da almeno una settimana, ma non è certo una novità, anzi è proprio un disco della serie "piacevoli riscoperte". Ma chi sono i Rocket From The Tombs?
I Rocket From The Tombs (che non centrano nulla con i Rocket From The Crypts), sono una meteora del proto-punk statunitense anni '70.
Questo gruppetto dell'Ohio visse per poco meno di un'anno, sciogliendosi prima del '75. In questo breve lasso i Rocket calcarono qualche decina di palchi, mettendo in fila poche registrazioni radiofoniche. Allora perchè sono oggetto di culto e di una vera e propria venerazione da parte degli indie-rockers?
I Rocket From The Tombs, in realtà, sottendono significati storico/culturali (parole grosse ma mi riferisco pur sempre all'ambito indie) molto più vasti dei valori espressi in sè per sè dalle bobine incise dal gruppo.
Lo scioglimento del gruppo infatti diede vita ai Dead Boys e soprattutto ai leggendari Pere Ubu di David Thomas.
Il gruppo fu un idea di Peter Laughner e David Thomas, gli stessi che alla fine del progetto si trovarono a fondare i Pere Ubu. Il loro sound era fortmente influenzato da Mc5 e dai Velvet di Lou Reed, uno degli eroi musicali di David Thomas.
Il forte ego musicale di David Thomas qui è meno pronunciato, perfettamente miscelato con le altre personalità eccentriche che fecero del gruppo una macchina da palcoscenico.
Il sound dei Rocket era in linea con le sonorità che di lì a poco avrebbero conquistato l'america: Television, Sonic Youth, Yo la Tengo, Dinosaur Jr. e Dead Moon.
Ritmi veloci e batteria maltrattata alla Yo La Tengo, chitarre imbizzarrite alla Television e una voce rettilofila(!?!) alla Iggy sono gli elemnti di questa miscela abrasiva sputata sui "solchi" del cd.
Alla fine del 2003 ci fu una reunion dei Rocket, all'UCLA festival di Los Angeles, il gruppo venne accompagnato sul palco da Richard Lloyd dei Television. La session fu tanto credibile da richiedere la registrazione in studio di quella splendida performance, da lì nacque Rocket Redux.
Da antologia Life Stinks e Thirty Seconds Over Tokyo entrambe destinate, poi, a divenire dei classici nel repertorio dei Pere Ubu. La prima la trovate in ascolto qui sotto, la seconda è un bonus per gli iscritti alla newsletter o al feed.
P/s
Alcuni di voi mi hanno già chiesto spiegazioni, perciò eccole qui: ebbene sì, ho aperto un'account sull'odiato My Space! Come molti di voi sapranno mi occupo di Web Merketing per lavoro, non potevo perciò, aimè, ignorare oltre il fenomeno My Space.
A proposito, se volete (dovete!) potete aggiungermi fra gli amici, ecco i miei profili su: My Space, Last Fm e Linked In (sono iscritto ad altri social, ma questi sono quelli che utilizzo di più).
Similar Artist: Yo La Tengo, Dead Moon, Neil Young, Television
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Life Stinks
lunedì, maggio 05, 2008
Rocket From The Tombs - Rocket Redux
Pubblicato da
Francesco
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19:54
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martedì, novembre 06, 2007
30 anni dalla nascita del punk, 30 anni dalla fine del punk
Il 28 ottobre 2007 è decorso il trentesimo compleanno di Neverminds The Bollocks, l'esordio dei Sex Pistols, convenzionalmente considerato la data di nascita del Punk. La storia della musica, come la Storia con la S maiuscola, ha bisogno di convenzioni e punti di riferimento, così poco importa che le estetiche alla base del Punk, fossero già da tempo sperimentate a Detroit, nelle incisioni di Stooges, Ramones ed Mc5, ad esempio.
Neverminds The Bollocks arrivò nei negozi preceduto da una grande attesa, 125.000 copie erano già state prenotate ancor prima che il disco fosse messo in vendita. I ragazzini che preannunciavano la rottura con l'Art-Rock, con il Progressive e con il "rock che non faceva altro che rigurgitare Chuck Berry", non ci misero molto a scalare le classifiche inglesi.
John Lydon, Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock celebreranno il trentesimo anniversario da quella storica data il 9 Novembre, con un concerto alla Brixton Academy di Londra.
Non sono mai stato un grandissimo fan del Punk, ho amato solo i Clash, che da molti non sono nemmeno considerati Punk. Questo per almeno un paio di motivi: pur avendo esordito lo stesso anno dei Sex Pistols, il gruppo di Joe Strummer sapeva suonare bene (caratteristica che andava contro la logica dei "tre accordi" in auge nelle bettole Punk) e fece un sacco di soldi.
Oltre ai Clash, non sono mai riuscito ad affezionarmi ad un genere che è nato come movimento ideologico ed è divenuto poi linea di abbigliamento. I Punk inizialmente erano giovani ragazzi senza distinzione di classe, c'erano sia appartenenti alla working class, che rampolli in vena di trasgressione. Ma già pochi mesi dopo, l'onda d'urto aveva calato d'intensità e il senso comunitario si era spezzato.
I gruppi più rappresentativi, che inizialmente dichiaravano di voler sovvertire il sistema, soprattutto quello discografico, ben presto si ritrovarono nelle mani delle stesse case discografiche. Il Punk era già una farsa anacronistica e contraddittoria. Trovo molto più interessante il proselito del Punk, ovvero il Post-Punk che interessò l'arco cronologico dal '78 all'84.
Nel 1978 Johnny Rotten (il cantante dei Pistols) lasciò il gruppo, in seguito a gravi incomprensioni sorte durante il tour americano. Non solo, l'ex leader del gruppo, si vide revocare il nome d'arte da McLaren, il manager dei Pistols. McLaren inizialmente lo aveva voluto per la sua prestanza fisica (sintomo di una pianificazione anche estetica, che cozzava un po' con i principi Punk) ed ora rivendicava la paternità e l'uso del nomignolo. John Lydon (questo il vero nome di Rotten) rimase segnato dalla piega che presero gli eventi ed è anche per questo motivo che decise di chiamare il suo nuovo gruppo Public Image Ltd (immagine pubblica ad uso limitato).
I Public Image, furono una sorta di gruppo Proto-Post-Punk, l'inizio di un nuovo approccio alla musica. Il Post Punk, partendo dall'Art-Rock, si prefisse l'obbiettivo di una musica moderna e modernista, arrivando anche a performances estreme che coinvolgessero le altre arti, come la poesia, il cinema, la letteratura e la fotografia. Il peccato capitale del Punk, secondo i Post-Punk, era stato quello di reinterpretare in maniera aggressiva e trasgressiva, un genere, quello garage, in realtà già esistente e quindi inadatto a rompere con la tradizione.
Alcuni gruppi Post-Punk, sono in assoluto fra i miei favoriti di sempre: Devo, Pere Ubu, Joy Division, Fall, The Smiths, Talking Heads, Gang Of Four...
Rispetto il Punk del '77, ma ho dei seri dubbi su chi "consuma" l'estetica Punk oggi (e non mi riferisco alla musica), un modello ormai barbaramente commercializzato e assolutamente privo di significato. Qualcuno mi spiega qual'è il senso, ad esempio, di Avril Lavigne?
Pubblicato da
Francesco
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08:06
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