INDIETRONICA: Kieran Hebden/Steve Reid
Tongues (Domino - 2007)
Se nel 2006 l'acquisto di dischi è sceso del 10,5% mentre il mio personale è aumentato, seppure dello 1,5%, un motivo deve pur esserci. A prescindere dalle delucubrazioni sullo stato globale del ciddì come supporto in fase di abbandono (sigh! io riesumerei persino il vinile), una motivo potrebbe esere l'inclusione nel mio "basket shop" dei generi "elettronica" e "jazz".
Kieran Hebden, lo ricorderanno in pochi alla guida del gruppo post-rock Fridge, è molto più conosciutocon lo pseudonimo di Four Tet. Kieran ha scelto di usare il nome di battesimo in firma a questa nuova esperienza discografica una e trina, al fiano del navigato batterista Jazz Steve Reid.
Tongues è il terzo terzo parto di una serie di accese performace live, che hanno visto il variegato duo condividere i medesimi palchi infuocati. Tongues tuttavia, è quanto più lontano possiamo immaginare dai suoi fratelloni maggiori: The Exchange Session Vol. 1 e 2. Chi si aspettava qualcosa di simile è rimasto deluso, se i capitoli precedenti presentavano non più di 3 lunghe tracce a testa, Tongues raccoglie gli episodi più "pop" (entro i limiti del contesto in cui ci troviamo) e accessibili.
Si comincia con atmosfere albeggianti in slow motion, quasi ripescate dai migliori Roxy Music (un tributo ad Eno?). Poi il consueto stravolgimento "Kieraniano": Hebden palesa ancora una volta la sua vera natura di distruttore di musica, e costruttore di rumori. Il suo synth-pop ora è un singhiozzo di elettronica, ora un rutto sintetico e poi una lenta dgestione.
Tongues è la rivincita showbiz di R2-D2 (si proprio lui, il robottino di guerre stellari, dei due quello intelligente che manometteva le serrature), tutto il disco non è nient'altro che una registrazione in lingua robotronica (ascoltare Rhythm Dance per credere). I più convenzionali potrebbero rabbrividire, gli affezzionati parleranno di un disco annacquato, ma per me è semplicemente il migliore dei tre. Gli ossessivo compulsivi (e mi metto in prima fila) hanno finalmente una colonna sonora per le abitudinarie apnee celebrali fissando il nulla.
E forse Kieran ha finalmente trovato quello che cercava in campionatori, samples e drum machines: un batterista jazz. Potevate dirlo subito!
Similar Artist: Nobukazu Takemura, Four Tet, Jack Dejhonette
Rating:
Mp3:
The sun never sets
giovedì, aprile 19, 2007
Kieran Hebden/Steve Reid - Tongues
Pubblicato da
Francesco
alle
23:45
5
commenti
venerdì, aprile 06, 2007
Zu & Nobukazu Takemura - Identification With The Enemy: "A Key To The Underworld"
JAZZ ALBUM: Zu & Nobukazu Takemura
Identification With The Enemy: "A Key To The Underworld" (Atavistic - 2007)
Mi accosto agli Zu per la prima volta con molta curiosità e un pizzico di vergogna per la tardiva scoperta. Inutile dire che la commozzione è tanta quando mi accorgo che i Nostri (sono Italiani) citano nei ringraziamenti i Boris e i Sunn 0))), rappresentanti di punta di una scena, quella doom-metal-stoner, che mi ha particolarmente preso a cavallo fra 2006 e 2007.
Conoscevo invece Nobukazu Takemura, ma più che per eventuali trascorsi Jazz, per certe incisioni tra 8bit music e improvvisazione elettronica, in pratica musica "da videogiochi" (se mi passate la licenza). A prescindere dai miei "incontri" con Takemura, l'avanguardista giapponese in realtà non sfigura al fianco di nomi quali John Cage, Brian Eno e il più Popular Robert Wyatt.
Il trio free-jazz-noise Italiano dopo Mats Gustaffson, Fred Lonberg Holm, Thruston Moore e Jim O'Rourke sceglie Nobukazu, e mai scelta fu più appropriata. Difficile per chi come me non conosce i "capitoli precedenti", scorgere discrepanze o sodalizi sonori che non sembrino frutto di un unico ensable più che di una collaborazione, come invece è.
I martelli pneumatici sordi e stoner di Takemura fraseggiano con un sax baritonale dislessico, in botta-e-risposta degni della musical-grammar di Ornette Coleman. Perfette gli innesti di Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, rispettivamente al basso e alla batteria.
In "Identification With The Enemy: "A Key To The Underworld", le tettoniche a placche del suono cozzano in terrificanti terremoti musicali. E come sempre è, tra un'apocalissi e l'altra, magici tappeti di elettronica esistenziale esplorano l'inconscio del suono. Per "capitani coraggiosi".
Similar Artist: Ornette Coleman, Boris, Sunn 0)))
Rating:
Mp3:
Everyone Gets His Own Nemesis
Pubblicato da
Francesco
alle
14:15
0
commenti