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giovedì, gennaio 10, 2008

Long Tail For Dummies

In questo post si parlerà di bionde, di fighette, di pop idol per teenagers in amore e di showbiz, è consigliato l'accompagnamento da parte di un'adulto.

C'è ancora qualche lettore di questo blog che ignora il significato di "Long Tail"?
Bè, credo proprio di no, ma a scanso di equivoci rimando alla lettura di questo post (mio), quest'altro post (di Marco) e alla relativa voce su Wikipedia.

Se invece ti accontenti della definizione For Dummis di Long Tail, ti può bastar sapere che se il modello economico della globalizzazione si basa su moltissime vendite di pochi colli, la "coda lunga" è l'enorme incasso generato dalla vendita dei "fondi di magazzino"!

Non credi nell'efficacia di questo business-core? Bè allora prova a pensare ad Amazon, il suo catalogo è sconfinato, ci trovi anche il libro di poesie del tuo vicino, eppure tenerlo in giacenza non è un problema, anzi prima o poi Amazon lo venderà (magari proprio a te) e lo stesso vale per migliaia di altri prodotti.

Il proliferare di nicchie d'interesse, che sommate producono i grandi numeri un tempo generati soltanto dai grandi player, è un fenomeno che investe non solo il commercio, ma anche la sfera artistica e culturale.

Un'interessante caso di long tail applicato al cinema ci è offerto dal recente film di Jessica Simpson. Ma prima un po' di storia:

1984. Madonna debutta al cinema con Cercasi Susan Disperatamente. Il film ha incassato oltre 27 milioni di dollari solo negli Stati Uniti. Brano di riferimento Into The Groove.

1992. Withney Huston debutta al cinema con The Bodyguard, la colonna sonora interpretata dalla stessa Huston è la più venduta di sempre, 42 milioni di copie in tutto il mondo.

2002. E' il turno di Britney Spears, l'enfant prodige del Disney Club debutta sul grande schermo con Crossroad, le strade della vita, non incanta, ma nello stesso anno è eletta da Forbes Magazine la più ricca e celebre dello star system.

2007. Arriviamo ai giorni nostri. Nel week end fra il 14 e il 16 di Dicembre ha fatto il suo ingresso nel mondo della celluloide Jessica Simpson.

L'uscita del suo film Blond Ambition (?!?) è stata tenuta un po' in sordina. Questo particolare la dice lunga su come il modello "la-giovane-starlettina-arriva-alla-prima-sul-tappeto-rosso" sia ormai un clichè non più in grado di sbancare il botteghino.

Come volevasi dimostrare, la sola presenza della prorompente Simpson, non serve a far decollare il film, che anzi segna un record negativo nella storia dei debutti cinematografici statunitensi. 1.190 miseri dollari il primo week end di programmazione dimostrano che il modello Pop-Star-Centrico non è più in grado di fatturare miliardi. E' un po' lo stesso discorso che si può fare con i dischi (non a caso si parla di una "cantante").

La cosa più divertente (non troppo per lei a dir la verità) è che Ken Fox, un celebre critico americano, ha fatto un paio di calcoli fra il numero di sale che programmavano il film e gli incassi nel week end di riferimento e se n'è uscito con queste domande: "Ma una come Jessica Simpson, non ha più di 48 amici? Che fine ha fatto la sua grande famiglia in Texas?"

Meditate gente, meditate.

martedì, novembre 13, 2007

Taglio del personale in casa EMI, ma questa volta tocca agli artisti

Negli ultimi 10 giorni ci sono stati parecchi scombussolamenti in casa EMI. Il minimo comune denominatore? Nessuno, semplicemente la constatazione che c'è aria di cambiamento e che forse ha ragione chi sostiene che ci troviamo ad un punto di svolta (non si sa cosa ci sia dietro l'angolo, ma l'angolo è vicino). Tralascio la querelle in tribunale fra EMI e Michael Robertson e mi concentro sulle recenti dichiarazioni del CEO di casa EMI.

Ma prima: cos'è la EMI?
La EMI (Electric and Musical Industries Ltd), fondata ufficialmente nel 1931 in inghilterra, è quella che si è soliti chiamare una Major Label, ovvero una grande casa discografica, una multinazionale del disco. La EMI da sola detiene il 13,4% delle vendite di dischi a livello mondiale. All'inizio degli anni '90 la EMI tentò di acquistare la Warner, che rispose lanciando una controproposta di acquisto delle stessa EMI. Il gioco al rialzo fu interrotto dalla Commissione Europea, che non diede il nulla osta, sentendo odor di monopolio.

Negli ultimi anni la EMI si era fatta notare per una serie di furbe compilation natalizie dei maggiori artisti in catalogo, puntuali come il panettone. Si pensi alle deprecabili "Platinum Collection" dei Queen, di Mina, di Guccini... etc etc.

Negli ultimi mesi ne sono successe di cose in casa EMI. La notizia più sensazionale, è che la major ha reso noto, per bocca del nuovo CEO Guy Hands, che d'ora in poi chi non "lavorerà duramente" verrà licenziato. La cosa eclatante è che Guy non si riferiva agli addetti spedizioni, alle segretarie o agli operai della catena di montaggio, ma agli artisti stessi. E cioè a gente dello spessore (e mi riferisco allo spessore del portafogli) di: Kylie Minogue, Robbie Williams e Coldplay.

...While many spend huge amounts of time working with their label to promote, perfect and endorse their music, some unfortunately simply focus on negotiating for the maximum advance ... advances which are often never repaid...


Penso con una certa ironia ai tempi in cui era la Motown a potersi permettere di stipendiare mensilmente gli artisti, a prescindere dalle vendite, e a come si sia passati dallo starsystem a queste (più o meno) velate minacce.

Sorrido anche se ripenso alla poco felice intuizione di Guy di eliminare i dmr dai brani EMI acquistati su iTunes, in cambo di una maggiorazione danarosa. Forza ragazzi che qualcosa di buono lo troviamo alla fine, a forza di sparare cazzate!

mercoledì, ottobre 24, 2007

Come sta la Musica?

Ok, lo scorso post vi siete beccati un'intera compilation di mp3 indie, quindi oggi vi sorbirete le settimanali riflessioni sullo stato di salute dell'industria musicale.

Se qualcuno vi chiedesse come sta la musica, cosa rispondereste?

... vi lascio qualche istante per riflettere ...

Nonostante quello che molti vorrebbero farci credere, e cioè che la musica sta morendo, anche e soprattutto a causa di internet, in realtà, la musica non è mai stata così bene! E vi spiego perchè.

Prima di tutto bisogna distinguere, la musica è una forma d'arte e in quanto tale completamente slegata dal supporto fisico attraverso il quale viene distribuita. Dunque se si vendono pochi cd, non è affatto consequenziale che la musica abbia un calo d'interesse.

La musica come forma d'arte, se la cava alla grande. Ce lo dimostrano 2 banalissime osservazioni che tutti possiamo fare. Mai prima d'ora c'era stato un numero così alto di persone che ascoltano musica. Guardatevi intorno, siamo circondati da persone con le cuffie. Inoltre, mai come oggi c'erano state tante uscite di nuovi gruppi, tanti ragazzi che suonano, tanti iscritti alle scuole di musica.

Stoppo subito tutte le obbiezioni! Non voglio entrare nel merito della qualità. L'osservazione "sì ma la metà dei gruppi che escono oggi fanno schifo e la mia vicina nelle cuffie ha Max Pezzali" è sacrosanta, ma questa è una considerazione quantitativa con finalità markettare. Ragiono col cervello e non con il cuore, per una volta, senza considerare la qualità.

Il 6 Ottobre un articolo su Routers ha reso pubblici dei dati assai positivi, relativi ai primi nove mesi del 2007, che confermano tutto questo interesse attorno alla musica:

  • Concerti e merchandising: +4%
  • Download legale: +46%
  • Suonerie per cellulari: +86%
  • Licenze per uso commerciale dei brani (Tv, videogiochi, film...etc): più di 20 milioni di dollari rispetto ai primi nove mesi del 2006
  • Vendita di vinili: solo in Inghilterra più del doppio rispetto all'anno passato
  • Vendita di iPod: +31%
(Altre interessanti considerazioni si possono fare spulciando le statistiche di vendita della RIAA [Recording Industry Association of America] relative al 2006)

I cd come fatturato rappresentano il 60% dell'industria musicale e questo ci fa capire perchè i pezzi grossi ci tengano ancora così tanto. Se nel settore includiamo anche i lettori mp3, l'incidenza del cd è ugualmente tanta: il 25%.

Ebbene la vendita di Compact Disc, dal 1° di Gennaio 2007 ad oggi, è in perdita a -18,5%.

Tenere in piedi un'industria che muove ancora tutto quest'interesse, è un dovere. I ricarichi esagerati sui cd, che hanno causato più di internet, una disaffezione verso quel supporto, sono i veri responsabili della chiusura di molti negozi, oltre ad un comprensibile avvicendamento fisiologico.
Non è la musica a star male, ma the times they are a-changin'.

P/s
Ho voluto solo accennare ai negozi di dischi, perchè la loro situazione è molto delicata e meritano un post dedicato.

martedì, ottobre 02, 2007

Musica, Internet e Legalità: il triangolo no?

Per un artista è possibile guadagnare distribuendo la propria musica su internet?
Secondo le major no, secondo me sì e vi spiego perchè.

La similitudine potrà sembrarvi strana, ma è sicuramente azzeccata. L'industria musicale sta vivendo lo stesso drammatico passaggio "dallo scaffale al web" che visse qualche anno fa l'industria pornografica. 20'anni fa i leader del mercato del porno erano le produzioni cinematografiche, Penthouse e PlayBoy. Quando questi passarono al web, forti della loro posizione, pensarono di offrire i medesimi contributi anche sul web e anche lì a pagamento.

Bè, quelli che fino a quel momento erano stati i leader, vennero ben presto superati da "imprenditori" che offrivano "contenuti espliciti" gratuitamente e che divennero ricchi. Come? Martellando i "fruitori" con banner ed advertising.

Non c'è nessun limite tecnico per cui la stessa cosa non si possa fare anche con la musica. La formula potrebbe essere quella di pagare canoni fissi per la fruibilità illimitata di un bene artistico immateriale, in cambio di qualche passaggio pubblicitario.

Le major stanno resistendo ad oltranza, ma anche loro capitoleranno presto, il loro modello di business è obsoleto. L'ascoltatore vuole solo ascoltare musica, le major vogliono vendere un supporto materiale per giustificare dei ricarichi che arrivano all'80%, altrimenti ingiustificati.

Quante persone lavorano dietro ad un film, ad esempio ad un colossal? Quante persone cooperano per la realizzazione di un disco?
La risposta è ovvia, perchè la domanda è retorica, eppure un disco costa molto (in alcuni casi moltissimo) più di un film. Non è un'assurdita?

Uno dei pochi approcci ufficiali sul web è quello tentato da iTunes, la difficoltà è quella di mettere daccordo tutte le case discografiche, rendere disponibile online un catalogo completo è davvero difficile. Inoltre lo stesso iTunes presenta dei limiti intrinseci a sfavore della qualità, di fatto ha meccanismi di marketing che incoraggiano la produzione di singoli ruffiani a favore di album complessivamente mediocri (per non dire peggio).

Di recente alcuni gruppi hanno tentato degli approcci personali ed originali, cercando di "bypassare" la propria casa discografica. Prenderò brevemente in considerazione quattro diversi casi.

CASO1
The Flaming Lips - UFO's At The Zoo: The Legendary Concert In Oklahoma
La band di Wayne Coyne ha voglia di sperimentare, non è ancora pronta per internet, ma capisce l'importanza dell'mp3. UFO's At The Zoo: The Legendary Concert In Oklahoma esce sugli scaffali il 10 Luglio ed è, di fatto, un dvd. Dentro, oltre a foto e filmati, c'è la possibilità di scaricare, dopo essersi registrati, tutte e 24 le tracce in formato mp3. La soluzione dei Flaming Lips è un'ibrido, sicuramente più vicino al modello di business musicale old-style.
Considerazione tecnica, è sicuramente uno dei migliori 10 live di tutti i tempi! (presto una recensione su Indie Riviera)

CASO2
Radiohead - In Rainbows
I Radiohead, forse spinti dalla mancanza di un accordo con una major, hanno deciso di "svendere" il loro nuovo album sul web. I fans dei Radiohead possono acquistare il nuovo disco al prezzo che più ritengono opportuno, anche pochi centesimi (forse un gesto di stizza verso chi non gli ha offerto un contratto all'altezza). Il download sarà attivo il 10 Ottobre, in alternativa si può acquistare un box contenente cd e vinile. Anche questa è una forma di business ibrida, ma molto più web-oriented. La possibilità di "fare il prezzo" denota una grande fiducia verso il ROI (return of investiment) della popolarità e verso la probabile conseguente vendita di merchandising (per alcuni il vero futuro del musical business).

CASO3
Prince - Musicology
La scorsa primavera a fare uno sgarbo alle major (in quel caso alla Columbia/Sony) ci pensò Prince. L'artista decise di rendere scaricabile il proprio album su un sito proprietario, il caso era, ed è rimasto, senza precedenti. Prince si è reso autonomo sia dall'etichetta che dai maggiori e-store. Ovviamente poi il disco è uscito anche nei formati più celebri.

CASO4
Elton John
Per citare una sua canzone, Elton John è un uomo razzo, per la velocità fulminea con cui ha captato le potenzialità della rete. Voto 0: Candle in The Wind!