mercoledì, ottobre 31, 2007

I negozi di dischi, luoghi "sacri" in via d'estinzione

(Dal film Altà Fedeltà, tratto dall'omonimo libro di Hornby del 1995)

Come abbiamo visto in uno degli scorsi post, il calo delle vendite dei CD, non coincide con una perdita di interesse nei confronti della musica, tutt'altro. Tuttavia la disaffezione nei confronti del CD ha portato gravi conseguenze economiche per l'intero settore, il CD infatti ricopre il 60% di tutto il fatturato musicale.

Il calo di vendite, ha avuto ripercussioni soprattutto sui negozi di dischi (a Rimini almeno in 4 hanno chiuso in 10 anni). Una delle cause contingenti della crisi dei negozietti, è stata l'adozione da parte dei grandi centri commerciali di una piccola giacenza di CD. Come avrete notato spesso i cosidetti shopping center, che negli ultimi 10 anni sono cresciuti un po' ovunque, hanno una sezione dedicata alla musica. Il loro catalogo non è certo dei più forniti, ma si fanno notare per ben altri motivi: il prezzo. I prezzi dei CD, nei centri commerciali, sono molto più bassi della norma, generalmente si aggirano fra i 14,99 e i 16,99 €.

Com'è possibile che possano permettersi certe prezzature?

Semplicissimo, quei cd sono venduti sotto costo. I centri commerciali utilizzano i cd a prezzi da rimessa, semplicemente per attirare una fetta di clienti in più. Alcuni dati ufficiali (relativi alle grandi catene americane) ci dicono che la vendita di CD, all'interno di un centro commerciale, incide di 2 punti percentuali, ma più spsso di un 1%, sul fatturato dell'intero shopping center.

E' facile capire come un centro commerciale possa permettersi di eliminare il reparto CD, senza subire troppi danni economici, anche dall'oggi al domani. I più attenti avranno certamente notato che con il passare dei mesi aumentano le corsie di DVD e diminuiscono quelle dei CD. Eppure queste vendite, risorie per lo shopping center, sono boccate d'ossigeno per tutta l'industria musicale.

La situazione è paradossale, perchè i grandi centri che hanno portato, più o meno direttamente, alla chiusura dei piccoli negozi, sono responsabili del grosso del fatturato della vendita di CD. Queste cifre sono vitali per l'economia musicale ma risibili per il centro, che potrebbe privarsene oggi stesso senza conseguenze economiche.

Morale: l'indistria musicale (per ciò che riguarda i CD) è tenuta per la gola dai centri commerciali. Mentre i piccoli negozi, quelli di fiducia, con i commessi esperti e cazzuti, sono costretti a chiudere perchè non possono competere con quei prezzi.

Non voglio sembrare il solito sentimentale, ma io mi rifiuto di comprare CD nei centri commerciali, preferisco di gran lunga il mio negozietto di fiducia e i consigli di Dragan (la risposta slava a Nick Hornby).

"...Mi piacerebbe continuare a scoprire cose nuove. Ma questo non può accadere in posti quotati in borsa. Quindi siete pregati di servirvi da Wood o da un negozio equivalente vicino a voi, o ve ne pentirete." (31 Canzoni, Nick Hornby - 2003)
E voi avete un negozio di fiducia? Quale? E' il momento di fargli un po' di pubblicità!

venerdì, ottobre 26, 2007

Jens Lekman - Night Falls Over Cortedala

Jens Lekman
Night Falls Over Cortedale (Secretly Canadian - 2007)

Jens Lekman c'è chi sostiene se ne stia beato sotto le mani della parrucchiera citata in Shirin (...when Shirin cuts my hair it's just a love affair...). In realtà, in quell'espressione, io ci vedo l'aria assente e beata della trasfigurazione dei martiri.

Sì, un martire, costretto a pubblicar un nuovo album quando quello che ama fare sono EP, EP e solo EP. Se all'indomani di When I Said I Wanted To Be Your Dog, ci eravamo detti, "ok, come esordio vale anche una raccolta di singoli", ora nulla sembra esser cambiato da allora: di fatto una nuova raccolta di pezzi (dal 2004 al 2007, ancora dedicati alla migliore amica Lisa)

La reticenza mi fa pensare al peso di un successo non ancora metabolizzato. Il primo posto nella classifica dei dischi più venduti nel suo paese, la Svezia, non è una cosa che ti aiuta a mantenere i piedi per terra, tanto che in certi periodi si parlava addirittura di un ritiro.

"...things get more complicated when you're older..."

Non solo, oltre ad un post-debutto difficoltoso, Jens ha dovuto fare i conti con il ritorno a Cortedala il quartiere di Goteborg che lui chiama casa. Cortedala, citata nel titolo, non è esattamente un posto adatto ai giovani, dice Jens: "What a depressing suburban hell this place is. Everyone goes to bed at nine, after that you can't see one single window lit up. You can walk for hours without meeting one single person."

Eppure il mood di Night Falls Over Cortedala risulta ancora romantico e vivace più che malinconico.

L'iniziale And I Remeber Every Kiss, parte con una rullata altisonante che, nel suo volgere sinfonico, è già un manifesto d'intenti, è una dichiarazione d'amore al chamber pop. Fin dai primi versi "..I remember evry kiss just like the first kiss...", è di scena il romanticismo.

A Postcard to Nina, con xilofoni e fiati che ne imoreziosiscono la trama, è uno dei pezzi più briosi del disco. Novella biografico-o-inventata su Nina "che può essere la ragazza di Jens", almeno ufficialmente, per nascondere, in realtà, altri gusti che il babbo evidentemente farebbe proprio fatica ad accettare.

Fra i brani migliori infine, doveroso menzionare l' "infant joy" It Was Strange Time In My Life. Violini, arpa, flauto e le voci di Jens e di El Perro Del Mar, ci ricordano che esistono ancora dischi che si lasciano ascoltare dall'inizio alla fine.

Una particolarità di rilievo è la presenza dei testi nel booklet. In When I Sai I Wanted To Be Your Dog, Jens aveva optato per alcune citazioni, senza le lyrics per intero. Bello sì, ma poco fruibile. Molto meglio questa seconda scelta.

Disco delizioso e raffinato, appendice naturale di When I Sai I Wanted To Be Your Dog, nulla di più nulla di meno.

Similar Artist: Morrissey, Magnetic Field, Belle And Sebastian, Burt Bacharach
Rating:


Mp3:
Friday Night at the drive-in bingo

mercoledì, ottobre 24, 2007

Come sta la Musica?

Ok, lo scorso post vi siete beccati un'intera compilation di mp3 indie, quindi oggi vi sorbirete le settimanali riflessioni sullo stato di salute dell'industria musicale.

Se qualcuno vi chiedesse come sta la musica, cosa rispondereste?

... vi lascio qualche istante per riflettere ...

Nonostante quello che molti vorrebbero farci credere, e cioè che la musica sta morendo, anche e soprattutto a causa di internet, in realtà, la musica non è mai stata così bene! E vi spiego perchè.

Prima di tutto bisogna distinguere, la musica è una forma d'arte e in quanto tale completamente slegata dal supporto fisico attraverso il quale viene distribuita. Dunque se si vendono pochi cd, non è affatto consequenziale che la musica abbia un calo d'interesse.

La musica come forma d'arte, se la cava alla grande. Ce lo dimostrano 2 banalissime osservazioni che tutti possiamo fare. Mai prima d'ora c'era stato un numero così alto di persone che ascoltano musica. Guardatevi intorno, siamo circondati da persone con le cuffie. Inoltre, mai come oggi c'erano state tante uscite di nuovi gruppi, tanti ragazzi che suonano, tanti iscritti alle scuole di musica.

Stoppo subito tutte le obbiezioni! Non voglio entrare nel merito della qualità. L'osservazione "sì ma la metà dei gruppi che escono oggi fanno schifo e la mia vicina nelle cuffie ha Max Pezzali" è sacrosanta, ma questa è una considerazione quantitativa con finalità markettare. Ragiono col cervello e non con il cuore, per una volta, senza considerare la qualità.

Il 6 Ottobre un articolo su Routers ha reso pubblici dei dati assai positivi, relativi ai primi nove mesi del 2007, che confermano tutto questo interesse attorno alla musica:

  • Concerti e merchandising: +4%
  • Download legale: +46%
  • Suonerie per cellulari: +86%
  • Licenze per uso commerciale dei brani (Tv, videogiochi, film...etc): più di 20 milioni di dollari rispetto ai primi nove mesi del 2006
  • Vendita di vinili: solo in Inghilterra più del doppio rispetto all'anno passato
  • Vendita di iPod: +31%
(Altre interessanti considerazioni si possono fare spulciando le statistiche di vendita della RIAA [Recording Industry Association of America] relative al 2006)

I cd come fatturato rappresentano il 60% dell'industria musicale e questo ci fa capire perchè i pezzi grossi ci tengano ancora così tanto. Se nel settore includiamo anche i lettori mp3, l'incidenza del cd è ugualmente tanta: il 25%.

Ebbene la vendita di Compact Disc, dal 1° di Gennaio 2007 ad oggi, è in perdita a -18,5%.

Tenere in piedi un'industria che muove ancora tutto quest'interesse, è un dovere. I ricarichi esagerati sui cd, che hanno causato più di internet, una disaffezione verso quel supporto, sono i veri responsabili della chiusura di molti negozi, oltre ad un comprensibile avvicendamento fisiologico.
Non è la musica a star male, ma the times they are a-changin'.

P/s
Ho voluto solo accennare ai negozi di dischi, perchè la loro situazione è molto delicata e meritano un post dedicato.

venerdì, ottobre 19, 2007

Gravenhurst - The Western Lands

Gravenhurst
The Western Lands (Warp Records - 2007)

I Gravenhurst sono il progetto (quasi) personale del cantante e polistrumentista Nick Talbot. Nick, alla metà degli anni '90 vive sulla sua pelle il movimento Dream Pop. Rimane così coinvolto da trasferirsi a Bristol, epicentro di quella corrente, qui collabora con gruppi seminali quali Third Eye Foundation, Flying Saucer Attack e AMP.

I Gravenhurst esordiscono nel 2004 con l'intimistico Flashlight Seasons, questo The Western Lands è il terzo album di Nick (più un paio di EP) e tutti sono usciti per la Warp Records.

Considero decisamente The Western Lands la summa stilistica dei lavori precedenti di Nick, un equilibrato compromesso fra i capolavori folk Flashlight Seasons e l'EP Black Holes In The Sand e il penultimo Fires In Distant Buildings. Se i primi due dischi citati avevano un mood prevalentemente malinconico, espresso con ballate acustiche e virtuosismi di fingerpicking, Fires In Distant Buildings virò verso sonorità più post rock, spiazzando fans e critica.

The Western Lands è composto da una buon mix di tutti questi ingredienti. L'impressione generale rimane quella di un disco capace di sintetizzare canoni quali il post-rock, la new-wave e lo shoegaze. Ma nei momenti opportuni la languida ed austera voce di Nick, è ancora in grado di riportare le orecchie dell'ascoltatore sui territori del songwriting.

Song Among The Pine, malinconica come una lugubre camminata notturna al camposanto, è uno di quei casi in cui il disco si (ri)avvicina al primo Gravenhurst. Questa solenne ballata folk appare anche nella colonna sonora del film tedesco Ein Freund Von Mir.

Farwell, Farwell è decisamente uno dei pezzi migliori del disco, in pieno stile Creation Records periodo shoegaze. Stesso valore artistico per la conclusiva The Collector, che comincia con una chitarra ritmica molto post-punk, prosegue con una galoppata basso-batteria-organo, ed il tutto è chiuso da un'assolo di chitarra noise.

Fra gli episodi più riusciti c'è anche Hollow Man, una bordata di energia post rock tutta chitarre, batteria, voce seducente ed un giro di basso che finisce col flirtare con il piano, davvero intrigante.

Il senso di The Western Lands, semplicemente, è fra la malinconia che si porta dietro lo scorrere del tempo "..The past is a strange place/But I want it back..", e i desolanti paesaggi industriali, ieri distanti e in fuoco, oggi ancora più vividi e vicini.

Genio.

Similar Artist: Slowdive, Elliott Smith, Mogway
Rating:


Mp3:
She dances
Hourglass

mercoledì, ottobre 17, 2007

Mini album con mp3 di gruppi indie italiani



La settimana scorsa ho scritto un post su In Raibows dei Radiohead. Il post era volutamente provocatorio, molti si sono lasciati provocare e ne è nata una bella discussione.

Il concetto che volevo passasse è che i Radiohead hanno fatto una gran bella figura, ma molti già da tempo usano internet come strumento di diffusione. Non solo, su internet diffondono gratuitamente i loro brani, nemmeno ad "offerta libera", ma questi non potranno quasi mai avere la cassa di risonanza che ha avuto In Rainbows.

Per questo motivo mi è venuto in mente di creare un piccolo evento, un disco vero e proprio, composto da pezzi inediti (quasi tutti) di gruppi indie italiani. Il disco sarà scaricabile da questo blog lunedì 22 Ottobre, nella compilation saranno presenti, fra gli altri: ZU, Le Man Avec Les Lunettes, Humpty Dumpty, Late Guest (At The Party), la Tafuzzy Records ...

Ringrazio fin da ora i gruppi che hanno aderito e che mi hanno già inviato i loro mp3.

La copertina sarà gentilmente offerta dall'ottimo Manuel. Lunedì mattina cerca di essere davanti al tuo pc ; )

P/s
Per creare il tuo filmato con Bob Dylan devi andare qui.

lunedì, ottobre 15, 2007

The Flaming Lips - U.F.O's At The Zoo - The Legendary Concert In Oaklahoma

The Flaming Lips
U.F.O's At The Zoo - The Legendary Concert In Oaklahoma (Warner Bros - 2007)

I Flaming Lips si sono formati più di 20'anni fà ad Oklahoma City (U.S.A.), attualmente sono un terzetto, ma la line-up, attorno al carismatico Wayne Coyne, è cambiata spesso nel corso degli anni. Il loro suono, allo stesso modo, ha conosciuto diverse fioriture.

Gli ultimi tre dischi in particolare (The Soft Bulletin, Yoshimi Battles The Pink Robots e At The War With The Mystics), hanno segnato una svolta verso territori pop decisamente psichedelici conditi di elettronica. Tuttavia sul palco il loro imprinting di indie rockers, noisers e bizzarri sperimentatori, si fa ancora sentire.

U.F.O's At The Zoo - The Legendary Concert In Oaklahoma è stato registrato il 15 di settembre 2006 nella loro città d'origine, dire che sono stati profeti in patria, sarebbe poco. Il gruppo, che da sempre raccoglie consensi fra critica e pubblico e per le proprietà tecniche e per le doti carismatiche sul palco, dà qui il meglio di sè.
Il disco è in formato DVD, con foto e filmati, ma dopo essersi registrati è possibile avere tutto in mp3.

Il trittico d'apertura è dedicato ai singoli di maggior successo degli ultimi tre album: Rice For The Prize, Radical Free e Yoshimi Battles The Pink Robots part 1. Lo zenith della prima parte del concerto è l'interattiva The Yeah Yeah Yeah Song, introdotta da un lungo preambolo, poi spiegata strofa per strofa, e poi eseguita.

Il discorso di Coyne, ad introdurre The Yeah Yeah Yeah Song, suona davvero beffardo alla luce del fatto che Al Gore avrebbe potuto essere il presidente degli States, ed oggi è Premio Nobel per la Pace. Quello che è in carica ora per la seconda volta di fila, è il presidente più guerrafondaio che gli U.S.A. abbiano mai avuto. E dico questo non a caso il giorno del Blog Action Day in favore dell'ambiente, visto che Gore si è spesso battuto proprio per il surriscaldamento globale.

Coyne introduce il pezzo come qualcosa like a protest song, dice che you can use a song to combat something like a bomb, e che una canzone può fermare una guerra o change the president mind, ma voi dovete farvi sentire: you gotta fuck and scream.

My Cosmic Autumn è una nuova bordata di energia, scuola Sonic Youth e Yo La Tengo, con la consueta predilezione psiche-pop a ventate Beach Boysiane, cui Wayne & Co. ci hanno abituato. Le cavalcate di Vein Of Stars imbrogliano la mente ed intorpidiscono i sensi, She Don't Use Jelly, ha gli stessi connotati power-pop, ma muta presto in uno dei momenti più toccanti del concerto. La romantica ballata mette daccordo tutti che cantano all'unisono. Segue Do You Realize, uno die pezzi più belli che il gruppo abbia mai composto, a mio avviso.

Gli intervalli fra una canzone e l'altra spesso si risolvono in sermoni acclamati alla stregua di un predicatore, amore ricambiato dai Flaming: "We love you guys". Pochi gruppi Indie possono vantare questo tipo di rapporto con il proprio pubblico, quanto mai fidelizzato e presente.

Non vorrei esagerare con i sensazionalismi, e vi chiedo di ascoltarlo o di darmi il vostro giudizio, ma credo che in ambito indie si tratti di un concero paragonabile al Concert In Central Park di Simon & Garfunkel o all'esibizione di Hendrix sul palco di Woodstock, o ad altri eventi live epocali.

Straconsigliato.
Similar Artist: Super Furry Animals, Islands, Syd Barrett
Rating:


Mp3:
Yoshimi Battles The Pink Robots (Live @ Circkus Stockholm)
Do You Realize? (Live @ Circkus Stockholm)

venerdì, ottobre 12, 2007

Area Protetta di Sergio Mancinelli e il potere dei blog

Sergio Mancinelli ha lavorato per 8 anni a Radio Capital, "musica e notizie". Solo uno slogan? No, a Radio Capital la buona musica si trasmetteva per davvero e gran parte del merito era di Sergio e della sua "creatura": Area Protetta.

Dalla scorsa primavera Radio Capital ha un nuovo Direttore "Artistico": Pasquale Di Molfetta (in arte Linus). Fra gli interventi (in)sanatori, per avvicinare Radio Capital allo standard "vincente" di Radio DJ, Area Protetta è stata decurtata dal palinsesto.

Sergio, dopo 8 anni non ha ricevuto nessuna spiegazione, il web e gli affezionatissimi ascoltatori si sono mobilitati, dopo 3 mesi esatti dalla chiusura è tempo di bilanci. Ho fatto qualche domanda a Sergio, che gentilmente si è prestato.

FRAN - Sono passati ormai tre mesi dalla chiusura del programma, ricordo di aver vissuto con delusione i post in cui annunciavi l'imminente fine. La "persona che con te non ha voluto mai, dico mai confrontarsi" si è poi chiarita?

SERGIO - Nonostante le mie richieste scritte e verbali di un incontro, purtroppo non c'è mai stato. Dopo 8 anni di lavoro continuativo nessuno mi ha spiegato il perchè.

F. - Credi che possa esserci qualcosa di personale?

S. - In questi 30 anni di lavoro non l'avevo mai conosciuto fino al 3 maggio, il nuovo direttore artistico. Sarei portato ad escluderlo, ma non riesco mai a essere nella testa degli altri.

F. - Segui ancora Radio Capital?

S. - Sinceramente no. Ho lavorato felicemente sotto la guida attenta e quotidiana di Carlo Mancini in tutti questi anni, raggiungendo risultati d'ascolto straordinari. Adesso è un'altra radio.

F. - Ho letto qualche libro di Massimo Cotto e l'ho ascoltato (ancora troppo poco), mi sono fatto l'idea di un giornalismo piuttosto anedottico? Confermi?

S. - Non sempre i giornalisti hanno capacità radiofoniche.

F. - Quanto credi che possa centrare questo modus operandi con l'impostazione "gossippara" di Radio DJ? Ovvero, credi che ci sia una volontà di esportare il "modello chiacchiera da bar" da Radio DJ a Radio Capital?

S. - Ogni direttore artistico inserisce nel proprio progetto editoriale le cose che conosce meglio. Evidentemente questa è la cifra artistica attuale.

F. - Che conoscenza/rapporto hai con Massimo?

S. - Una semplice conoscenza professionale, nulla di più.

F. - In molti sul web si sono mobilitati o hanno espresso il loro disappunto. Qual'è stato l'impatto mediatico del web sull'oppinione della gente, esiste un termometro o quelle impressioni sono rimaste solo sulla blogosfera?

S. - Essere costretto a lasciare il mio lavoro e soprattutto gli ascoltatori unici di Area Protetta è un dolore dal quale faccio ancora fatica a riprendermi. Il sostegno e l'affetto di questi mesi si stanno però dimostrando la medicina migliore.
Non era mai successo nulla di simile per un programma radiofonico, le firme, le lettere la petizione, le migliaia di messaggi su tantissimi blog. Tutto questo per fortuna non lo porterà via nessun direttore artistico.

F. - Hai mai pensato di realizzare qualcosa sul web? Credo che troveresti un grande pubblico e, anche se non è quello che cerchi, una grande rivincita.

S. - Per fortuna alcuni ascoltatori mi hanno creato di sana pianta un nuovo sito: www.sergiomancinelli.com . Ogni settimana mettiamo una nuova puntata di Area Protetta con voce, brani musicali e perfino i video. E' uno sforzo che vede coinvolte molte persone, ma alla fine i risultati che stiamo raggiungendo sono davvero fantastici. Oltre 52.000 pagine visitate in soli 3 mesi. Area Protetta vive ancora e devo dire anche in buona salute.

F. - Per molti ragazzi della mia età (quasi trent'anni), rappresenti una sorta di fratello maggiore musicale. Sei l'incarnazione dei "Classici" (notare la C maiuscola), ma che mi dici dei dischi un po' più recenti? Quali sono i tuoi ascolti degli anni nostri?

S. - Non è facile trovare dischi che ti entusiasmino in questo periodo, ma viste le mie origini romagnole, mi infiammo per Bonamassa, Sardinas, Satriani e nei momenti più delicati Norah Jones e Katie Melua, giusto per citarne qualcuno.

F. - Un'ultima battuta su un tema che mi sta particolarmente a cuore. In che stato di salute si trova la musica? E l'industria musicale invece?

S. - La musica un pò meglio dell'industria. Ma a forza di sfornare solo pop, il malato terminale soccomberà presto.
Negli anni 70 tutti suonavano per il gusto di suonare e di fare sempre meglio. Oggi molti suonano solo per trovare il singolo giusto e a volte ascoltare album interi diventa un supplizio.

F. - Ti dirò, relativamente alla propria nicchia in questo momento mi sembra più in salute il vinile del cd, che ne pensi?

S. - Il vinile lo senti, lo tocchi, lo metti sul piatto e lo vedi girare. E poi il suono, fruscii a parte, è ancora il migliore.

F. - Grazie per la tua disponibilita, Sergio.

S. - Grazie a te e....in bocca al lupo!!!
Qualche link utile:
Il blog di Area Protetta
Il sito di Sergio
MySpace di Sergio

"...
I went looking for a priest

I said say something please
I don't want to live my life all alone
He said god will take care
Of those that help themselves
But you look pretty screwed
Send a letter

And the word on the street
Is that death is complete
When you think that you know
Where you're going
And the headline in my mind
says patience for the blind
If you find us
Return to sender
If you find us
Return to sender"

Return To Sender (Mojave 3, Return To Sender - from Exscuses For Travellers, 4AD 2000)

lunedì, ottobre 08, 2007

Radiohead - In Rainbows

In questo momento il mondo si divide in due, chi considera i Radiohead degli innovatori (i più) e chi pensa che si siano "solo" scelti una buona $trategia di marketing (i meno, tra cui io).
Quello che nessuno sa è che 12 mesi fà il sig. Thom Yorke mi scrisse una lettera...

[Tre premesse:
1) Amo tutti i dischi dei Radiohead.
2) Non vorrei fare il moralista, ma quello che sto per dire lo pensate in molti e qualcuno doveva pur dirlo, prima o poi.
3) Questo è un blog fatto di post, cercherò di essere sintetico e generico, altrimenti ci vorrebbe una tesina con tanto di grafici e numeri.]

Sul blog che gestivo allora era apparsa la recensione del disco solista di Thom Yorke (Eraser, Beggars Banquet, 2006), e come ogni m-blogger che si rispetti avevo postato un sampler. Pensavo ancora che i Radiohead fossero degli innovatori, allora; e poi gli stavo facendo pubblicità, una buona pubblicità. Eppure i ragazzi hanno mandato a bussare il web sheriff (mr. John Giacobbi), sia alla mail del blog che a quella del proprietario legale (cioè io).

Ora, non ci vedo (quasi) nulla di strano in quella protesta. Se io fra un anno decido di regalare il mio negozio, sono fatti miei, ma voglio regalarlo io e non mi parrebbe giusto che qualcuno, iniziasse a regalare i mobili oggi perchè fra un anno lo regalo. Però io stavo facendo pubblicità al suo disco (apprezzo tutti i dischi dei Radiohead, compreso Eraser), e come da disclaimer consigliavo caldamente l'acqisto dopo averne fatto ascoltare pochi minuti.

Fin qui tutto ok Thom, ma se permetti storgo un po' il naso se oggi ti auto-proclami paladino del web. Ora, se un anno fa eri ben attaccato al tuo portafogli, oggi dovrei credere che con la mossa del "pagalo pure quanto vuoi, anche un centesimo" stai facendo del bene ai tuoi fans? Dovrei credere che magari ci vai anche in perdita?
Un artista che crede in internet assolda uno web sheriff o crea dei widget da far postare sui blog dei fans?

Bè, c'ho pensato, per me Elthon John Vs. Thom York è 1 a 1 palla al centro = meno festine a MTV e più web surfing ragazzi!
Le cose vanno diversamente da quello che credete, voi e le vostre "$trategie" siete le eccezioni. (Fermo restando che musicalmente stiamo parlando di due universi separati)

Concludo constatando che quello che fà Thom, un gruppo emergente non potrà mai farlo (intendo ricavandoci anche dei profitti), perchè non potrà mai fare tutta quella promozione. Ecco perchè quando pubblico un mp3 dell'ottimo Humpty Dumpty (e lo farò presto) questo mi ringrazia e se faccio lo stesso con un brano anche mediocre di Yorke questo mi manda il suo avvocato. Sta tutta qui la motivazione di questo post.

Concludo con una provocazione, provate ad accoppiare i soggetti e la cosa che amano di più fare:

Chi? Thom Yorke, Humpty Dumpty, Elton John

Ama cosa? Fare Musica, Fare soldi, Sparare cazzate

venerdì, ottobre 05, 2007

Early Day Miners - All Harm Ends Here

Early Day Miners
All Harm Ends Here (Secretly Canadian - 2005)

Nel 2005 la Secretly Canadian ha vissuto una stagione decisamente proficua. Dopo Jens Lakman ed Electric Magnolia, arrivò il turno di All Harm Ends Here degli Early Day Miners.

La firma era di quelle prestigiose, ma il disco non si rivelò all'altezza della discografia del gruppo (sopra le righe solo una splendida copertina). Disco bellino ma essenzialmente privo di mordente. Tre stelline.

Se all'arte bastasse uno sguardo d'insieme, questa recensione sarebbe bella e conclusa. Tuttavia, se un quadro impressionista và visto da una certa distanza, ma da vicino contiene arte nell'arte. Allo stesso modo gli Early Day Miners sublimano dei particolari che a qualcuno potrebbero svelare il disco dell’anno.

In primis ciò che mi preme sottolineare è la qualità tecnica del gruppo, indiscutibile. Le melodie curatissime, delicate ed eteree sono un esaltazione all’alta fedeltà minimale.

Il disco se girato nello stereo ad alto volume, svela una selva incantata di particolari e di finezze, altro che gingillo. Il mood agrodolce, malinconico e decadente è sottofondo ideale per queste prime giornate d'autunno, pungenti ma nuovamente luminose. Come luce smorzata da giornate che s'accorciano, così l'esplosività del disco rimane un incompiuto.

All Harm Ends Here rimane un po’ fiacco. Le lunghe canzoni, ben arrangiate e sentitamente suonate, fanno fatica a catturare l’ascoltatore. La produzione è buona ma strettamente indispensabile. Uniche eccezioni il noise a rallentatore dell’apertura Errance e la prolissa The Union Trade e la potente All Harm (in ascolto). Appoggiata la sigaretta al piano ( lasciato quasi sempre chiuso ad impolverarsi ) ed impugnato saldamente il plettro, le due tracce regalano alcuni dei pochi momenti unici.

Risultato: un buon post rock vecchia scuola, accademico ma nulla di più.
Ma se individuo così nitidamente quelli che per me sono dei limiti, perché non riesco a smettere d'ascoltarlo?

Similar Artist: Slowdive, Slint, Codeine, American Analog Set.
Rating:


Mp3:
All harm
Return of the native (From Offshore - 2007)

martedì, ottobre 02, 2007

Musica, Internet e Legalità: il triangolo no?

Per un artista è possibile guadagnare distribuendo la propria musica su internet?
Secondo le major no, secondo me sì e vi spiego perchè.

La similitudine potrà sembrarvi strana, ma è sicuramente azzeccata. L'industria musicale sta vivendo lo stesso drammatico passaggio "dallo scaffale al web" che visse qualche anno fa l'industria pornografica. 20'anni fa i leader del mercato del porno erano le produzioni cinematografiche, Penthouse e PlayBoy. Quando questi passarono al web, forti della loro posizione, pensarono di offrire i medesimi contributi anche sul web e anche lì a pagamento.

Bè, quelli che fino a quel momento erano stati i leader, vennero ben presto superati da "imprenditori" che offrivano "contenuti espliciti" gratuitamente e che divennero ricchi. Come? Martellando i "fruitori" con banner ed advertising.

Non c'è nessun limite tecnico per cui la stessa cosa non si possa fare anche con la musica. La formula potrebbe essere quella di pagare canoni fissi per la fruibilità illimitata di un bene artistico immateriale, in cambio di qualche passaggio pubblicitario.

Le major stanno resistendo ad oltranza, ma anche loro capitoleranno presto, il loro modello di business è obsoleto. L'ascoltatore vuole solo ascoltare musica, le major vogliono vendere un supporto materiale per giustificare dei ricarichi che arrivano all'80%, altrimenti ingiustificati.

Quante persone lavorano dietro ad un film, ad esempio ad un colossal? Quante persone cooperano per la realizzazione di un disco?
La risposta è ovvia, perchè la domanda è retorica, eppure un disco costa molto (in alcuni casi moltissimo) più di un film. Non è un'assurdita?

Uno dei pochi approcci ufficiali sul web è quello tentato da iTunes, la difficoltà è quella di mettere daccordo tutte le case discografiche, rendere disponibile online un catalogo completo è davvero difficile. Inoltre lo stesso iTunes presenta dei limiti intrinseci a sfavore della qualità, di fatto ha meccanismi di marketing che incoraggiano la produzione di singoli ruffiani a favore di album complessivamente mediocri (per non dire peggio).

Di recente alcuni gruppi hanno tentato degli approcci personali ed originali, cercando di "bypassare" la propria casa discografica. Prenderò brevemente in considerazione quattro diversi casi.

CASO1
The Flaming Lips - UFO's At The Zoo: The Legendary Concert In Oklahoma
La band di Wayne Coyne ha voglia di sperimentare, non è ancora pronta per internet, ma capisce l'importanza dell'mp3. UFO's At The Zoo: The Legendary Concert In Oklahoma esce sugli scaffali il 10 Luglio ed è, di fatto, un dvd. Dentro, oltre a foto e filmati, c'è la possibilità di scaricare, dopo essersi registrati, tutte e 24 le tracce in formato mp3. La soluzione dei Flaming Lips è un'ibrido, sicuramente più vicino al modello di business musicale old-style.
Considerazione tecnica, è sicuramente uno dei migliori 10 live di tutti i tempi! (presto una recensione su Indie Riviera)

CASO2
Radiohead - In Rainbows
I Radiohead, forse spinti dalla mancanza di un accordo con una major, hanno deciso di "svendere" il loro nuovo album sul web. I fans dei Radiohead possono acquistare il nuovo disco al prezzo che più ritengono opportuno, anche pochi centesimi (forse un gesto di stizza verso chi non gli ha offerto un contratto all'altezza). Il download sarà attivo il 10 Ottobre, in alternativa si può acquistare un box contenente cd e vinile. Anche questa è una forma di business ibrida, ma molto più web-oriented. La possibilità di "fare il prezzo" denota una grande fiducia verso il ROI (return of investiment) della popolarità e verso la probabile conseguente vendita di merchandising (per alcuni il vero futuro del musical business).

CASO3
Prince - Musicology
La scorsa primavera a fare uno sgarbo alle major (in quel caso alla Columbia/Sony) ci pensò Prince. L'artista decise di rendere scaricabile il proprio album su un sito proprietario, il caso era, ed è rimasto, senza precedenti. Prince si è reso autonomo sia dall'etichetta che dai maggiori e-store. Ovviamente poi il disco è uscito anche nei formati più celebri.

CASO4
Elton John
Per citare una sua canzone, Elton John è un uomo razzo, per la velocità fulminea con cui ha captato le potenzialità della rete. Voto 0: Candle in The Wind!

lunedì, ottobre 01, 2007

Odd Nosdam - Level Live Wires

Odd Nosdam
Level Live Wires (Anticon - 2007)

Odd Nosdam è un personaggio di notevole impatto in ambienti rap, hip hop ed elettronic, ecco una breve introduzione biografica.
Odd Nosdam, nasce a Cincinnati nel 1976, è DJ, produttore, visual artist e, ciò che più conta, è membro dei cLOUDDEAD e del collettivo Anticon. Frequenta l'accademia d'arte nella sua città e una volta trasferitosi in California entra a far parte della casa discografica alternative rap Anticon Records.

Come già detto, assieme a Why? e Doseone, fa parte dei cLOUDDEAD, una delle più importanti realtà in ambito Underground Rap e Alternative Hip Hop (ascolto caldamente consigliato: Ten). Produce con grande fortuna diversi nomi noti, fra i quali Mum, Fog, Hood, Peeing Tom e Boards of Canada.

Esordisce con un disco a suo nome nel 2001, poi replica nel 2003 e nel 2005, nel 2007 è la volta di Level Live Wires, probabilmente il suo lavoro migliore.

Definire Level Live Wires un disco esclusivamente rap sarebbe un'ingiustizia. Nel disco, ancora una volta a marchio Anticon Records, c'è poco spazio per il rap, e tutto l'imprinting di questo genere si esaurisce in poche battute di drum machine dalla cadenza hip hop.

A quanti venisse in mente di paragonare Level Live Wires a Ten, scoraggio caldamente il volo pindarico. Parliamo di due prodotti assolutamente differenti e distanti, tra le altre cose Level Live Wives è praticamente tutto strumentale, anzi sinteticamente strumentale, ad eccezione di Tone Kill Pt. 2, Up on Flames e poco altro. In ultimo il disco è assolutamente da archiviare con l'etichetta indietronica. Nota bene che la stessa sterzata "from rap to indietronica", era stata intrapresa poche settimane fa da Dalek.

Elementi caratteristici delle undici tracce sono solidi tappeti di elettronica, fruscii ad effetto vinile, intriganti loop crepuscolari, sporadici muri di vocalizzi, mosaici di campionature sfocate e drones. Concordo con chi, rischisamente, si è chiesto se Nosdam non abbia creato un ponte fra il proprio genere e i My Bloody Valentine, una sorta di Gangsta Shoegaze.

Un ibrido fra indietronica e A-rap, forse gli svezzati avranno di che sbuffare, i neofiti inneggeranno al capolavoro, ma entrambi rimarranno incuriositi. Un obbligo morale per i fans, infatti da tempo gira sul mio lettore.

Similar Artist: cLOUDDEAD, Dalek, El-P
Rating:


Mp3:
Fat hooks