Uno dei dischi che abbiamo ascoltato di più durante i 10 giorni di camper "all around Ireland", è stato l'ultimo di Laura Veirs: Saltbreakers (Nonesuch, 2007). Ora, chi mi conosce meglio sà che una delle frasi che pronuncio più spesso è: "io non amo le cantanti femmine, ma quest'artista rappresenta un'eccezione". Pronuncio questa frase abbastanza spesso, e così a conti fatti ammiro e ascolto diverse cantanti donna (Bjork, Joni Mitchell, Patty Smith, Laura Veris appunto...etc etc), con il risultato di apparire davvero poco credibile.
Il perchè di questa devianza musical sessista è che sono cresciuto a pane e Glam Rock e il mio ragionamento da bambino era: "ma se Jimmy Page, Marc Bolan, David Bowie, Freddie Mercury...etc possono interpretare sia la voce femminile che quella maschile, le donne, che cantano a fare?!?!?". Ora capisco l'assurdità di quest'assioma, ma la taratura mentale permane.
Tornando al video di Laura, questo è stato realizzato da Dug, un fan di Laura, con la tecnica dello stop-motion. Dug ha vinto il concorso del miglior video "fatto in casa" di una canzone di Laura Veirs. Qui il suo sito dove potrete ammirare altre avventure del pollo protagonista del video.
venerdì, settembre 28, 2007
Laura Veirs - Phantom Mountain
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mercoledì, settembre 26, 2007
Alan McGee e la storia della Creation Records
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Il catalogo.
Il sito.
"Come ho resuscitato il Brit Pop."
O almeno così recita il titolo delle biografia scritta da Paolo Hewitt. In realtà sarebbe più giusta questa headline "Alan McGee l'uomo che in 17 anni fondò la Creation Records, scoprì i Jesus & Mary Chain, i My Bloody Valentine, caldeggiò la nascita dei Primal Scream, andò in rovina per l'anno di gestazione di Loveless, scoprì gli Oasis, tornò in pari con i creditori grazie alle vendite di Definitely Maybe..." non sarebbe ancora tutto, ma credo che lo spazio in prima sarebbe già terminato qui.
Alan nasce e cresce a Glasgow, in Scozia, in una famiglia della working class. La sua conoscenza con la musica avviene da adolescente, nel '77, in piena epoca punk. Alan anticonformista di indole, solidalizza presto con le idee sputate fuori da quegli sgraziati LP, Londra brucia e Alan ha qualche molesta idea anche per la sua Glasgow.
Quelli del suo giro la pensano come lui, soprattutto Bobbie Gillespie e Andrew Innes. Il tumulto punk dura solo pochi mesi, il punk come pensiero sovversivo è una bolla d'aria, John Lloyd (Sex Pistols) vede revocarsi il suo nome da battaglia (Johnny Rotten), era solo un'Immagine Pubblica ad uso Limitato (Public Image Ltd). Al tramontare anche del Post Punk, Alan decide che è il momento di intervenire, si trasferisce a Londra con l'amico Innes, con cui divide l'appartamento.
E' il 1983 e lo strabordante entusiasmo di McGee sfocia prima nella realizzazione di una piccola Fanzine (Communication Blur) e poi nell'apertura di un locale: il Living Room. Dei due il Living Room si dimostra il progetto più valido. Nella gestione Alan è aiutato dal Television Personalities Joe Foster, gli affari vanno così bene che Alan lascia il suo lavoro e comincia a dedicarsi alla musica a tempo pieno.
Nello stesso anno dalla mente di Foster e, soprattutto, da quella di McGee, nasce la Creation Records. Le prime uscite sono sette pollici a tiratura limitata, la cui copertina è realizzata addirittura da Bobby Gillespie (futuro Jesus And Mary Chain e Primal Scream). I primi ad essere messi sotto contratto per la Creation sono i The Loft, in seguito meglio conosciuti con il nome di The Weather Prophets, i Biff, Bang, Pow (di cui fa parte lo stesso McGee, il nome è un tributo ad un brano dei The Creation, un gruppo dei '60, in pratica un tributo nel tributo) e i Jesus And Mary Chains (anche se non li conoscete li avrete certamente ascoltati sulla colonna sonora di Lost In Translation). Ma il mio gruppo-Creation preferito di sempre rimarranno i Felt, la risposta britannica ai Television, poi passati alla Cherry Red Records.
(Felt - Stained-Glass Windows In The Sky)
Il sound della Creation si identifica ben presto con le qualità del gruppo dei fratelli Jim e William Reid, i Jeasus And Mary Chain: muri di feedback, droni noisy e chiatrre twee.
Nel 1988 arriva l'estate dell'amore "second edition", non è più l'amore fumoso degli hippie, ma quello sintetico dell' ecstasy-generation. I Primal Scream, dell'ormai ex Jesus And Mary Chains Rober Gillespie, sono i più ricettivi e i primi a tradurre in musica l'entusiasmo artificiale che si respira in Inghilterra. I singoli dei Primal Scream cominciano a fare il giro degli House Club di mezzo paese, le aspettative si concretizzano con l'uscita di Screamadelica (8 Ottobre 1991), rimarrà il miglior disco del gruppo.
(Primal Scream - Higher Than The Sun)
Gli anni '90 in casa Creation cominciano nel modo migliore dunque, ma il decennio passerà agli annali per due momenti centrali. Il primo momento critico del decennio sono i troppi mesi di gestazione di Loveless, il terzo album in studio degli irlandesi My Bloody Valentine. Il gruppo riprendeva le fila del discorso iniziato anni prima dai seminali Jesus And Mary Chain, estremizzandone i feedback e, paradossalmente, aumentandone il romanticismo. Ma i mesi di lavorazione dell'album, che poi si rivelerà una pietra miliare degli anni 90, si rivelano fatali per le finanze della casa discografica di McGee. La Creation finisce presto con le spalle al muro.
(My Bloody Valentine - Only Shallow)
Nel 1992 arriva il salvagente, a gettarlo dalle parti di Alan è la Sony. L'ingresso della major, nel consiglio d'amministrazione (che fino a quel momento non esisteva nemmeno), compromette la conduzione informale e l'indipendanza artistica delle produzioni. Due anni dopo passano per quegli uffici 2 fratelli ancora inediti sulla scena musicale, sono Liam e Noel Gallagher. I due, e il loro gruppo, gli Oasis, vengono immediatamente scritturati e nel 1994 viene pubblicato Definitely Maybe. Gli introiti provenienti dalle vendite di quel disco riportao i bilanci in verde.
Il lavoro della label prosegue ancora per qualche anno, con buoni risultati, scritturati fra gli altri i Super Furry Animals, ma Alan McGee non è più motivato e nel 2000 si conclude l'avventura della Creation Records, 17 anni consegnati alla leggenda della musica indie.
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lunedì, settembre 24, 2007
Long Tail: di marketing, di musica e di altre sciocchezze.
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Qualche settimana fa mi è capitato di leggere su Blow Up (celebre rivista musicale) un'articolo di Valerio Mattioli sulla Long Tail. Lì per lì sono rimasto un po' stupito, perchè davo per scontato che "la lunga coda" fosse una tematica prettamente legata al marketing o al web marketing (cioè il mio lavoro). In realtà quello della Long Tail è un concetto facilmente associabile a diversi settori, non da ultimo a quello musicale, poichè riguarda un'evoluzione sociale di ampiezza globale.
Il termine "lunga coda" è stato coniato a metà anni '90 da Chris Anderson e sta a rappresentare un nascente modello socio-politico-economico. Dove prima c'era la globalizzazione (in realtà c'è ancora), che portava ad un consumo massificato di (relativamente) pochi prodotti, oggi i prodotti in commercio sono infiniti (LUNGA), ma via via che si arriva ai prodotti più nicchiati il grafico del numero di vendite per prodotto si assottiglia (come una CODA).
In soldoni, una magazziniere spiegherebbe così la lunga coda al proprio direttore: tantissima scelta ma pochi colli venduti per ogni referenza. Ma i ricavi rimangono identici a quando si vendevano migliaia di colli per meno referenze.
Come si è passati dalla globalizzazione alla "coda lunga"? E' evidente che internet ha fatto la parte del leone. Internet amplia all'infinito le mie potenzialità d'acquisto, ad esempio, su Amazon potrei comprare una maglia della Neutronic, una marca alternativa (inventata), ed essere l'unico possessore di quel modello in tutta la città. Arriviamo alle così dette nicchie, ognuno si personalizza il proprio carrello della spesa.
Ma come può la Neutronic competere con la Converse? Semplice, Amazon ed internet abbassano i ricarichi della distribuzione e del punto vendita, che prima gravavano sulla prezzatura finale, e inoltre la Neutronic non fa pubblicità. In questi modi il prezzo diventa molto molto attraente.
Questo fenomeno riguarda anche i motori di ricerca e la musica. Ma in che modo?
E' provato che un gran numero delle query (ricerche) effettuate su un motore di ricerca, non riguardano più coppie di key, come avveniva qualche anno fà. Oggi gli utenti digitano intere frasi, i motivi potrebbero essere legati ad una maggior abilità degli utenti nell'usare i motori o ad una scarsa precisione del motore. Le frasi ricercate dagli utenti tramite il motore sono una ricerca spesso unica non ripetibile, a causa dell'alto numero di key da cui sono composte. Eppure ad un sito attrezzato le "key phrase" potrebbero portare moltissime visite.
Solo teoria?
No, ad esempio Wikipedia conta un grande numero di voci di bassa popolarità, che collettivamente generano piú traffico rispetto al numero limitato di voci molto popolari presenti in una enciclopedia convenzionale.
Senza contare che internet è soggetto attivo per quanto riguarda il formarsi di nicchie. Un esempio su tutti: con un semplice lettore di feed, posso crearmi i miei contenuti personalizzati, filtrando solo alcune fonti. E' evidente che posso fare lo stesso con tutte le categorie di mio interesse.
E qui arriviamo alla musica, se negli anni '60 si poteva scegliere fra Beatles e Rolling Stones, oggi anche i miei vicini di casa, grazie a MySpace, possono avere il loro Warholiano "quarto d'ora di celebrità" e pubblicare un disco.
Probabilmente confrontando le iPod playlist di tutta Italia, non ce ne sarebbero 2 uguali fra loro.
Le case discografiche per la Siae e le royialty fanno orecchie da mercante, ma una cosa l'hanno capita, produrre 3.000 dischi all'anno è più conveniente che puntare su "soli" 100 dischi.
Ecco cosa potrebbe pensare un'amministratore delegato della Universal: "finanzio tutti i demo che mi entrano in casa, sicuramente 4/5 buoni li becco e vendendo questi rientro nei costi. Se do retta al mio talent scout, come l'anno scorso, e spingo forte solo quei 5 gruppi che piacciono a lui, finisce che vado in rosso solo perchè un blogger si è svegliato male e m'ha sputtanato il disco".
Chi di voi non si è mai chiesto: "ma quanti cavolo di dischi escono ogni settimana"? Bè, ora sapete perchè.
L'argomento è davvero vasto, ho buttato lì qualche imput, spero siano il pretesto per qualche utile confronto.
P/s
Mi sono sempre definito un anticonformista, ma la long tail è il paradiso degli originali, e se tutti lo sono, non ci vedo nulla di originale nell'essere originale. Ho deciso, io mi metto ad ascoltare Britney Spears, questa è la nuda verità.
Mercato, sono sempre più avanti di te di una mossa!!!
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My little brother (just discovered rock'n'roll) - Art Brut
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venerdì, settembre 21, 2007
Vic Chesnutt - North Star Deserter
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Vic Chesnutt
North Star Deserter (Constellation - 2007)
Le tristi canzoni di Vic Chesnutt hanno un valore propedeutico per le persone depresse: "se lui sta così, io posso ancora farcela!".
Vic, nato in Florida nel '65, attualmente vive ad Athens, in Georgia. La città vi sarà sicuramente nota perchè è la stessa in cui risiedono i R.E.M.
Proprio Stipe ha prodotto 2 dei primi dischi di Chesnutt, e, a metà dei '90, raccolse una manciata di Star (tra gli altri Madonna, Smashing Pumpkins e Garbage) per un album di cover delle canzoni di dell'amico, dal titolo Sweet Relief II. La causale: raccogliere fondi per gli artisti malati. Ah, per chi non lo spaesse, Chesnutt è paralitico dall'età di 18 anni, a causa di un incidente in macchina.
I sogni di gloria di Vic s'infrangono definitivamente con Silver Lake, nel 2003, in quell'anno il nostro abbandona la New West Records per accasarsi alla canadese Constellation Records (esatto proprio la label famosa per realizzare a mano i package dei propri dischi).
Un disco della Constelletion è un buon motivo per passare una serata nel sottotetto, con birra in mano e lucernaio aperto a gustare l'ultima brezza settembrina.
Un disco della Constelletion firmato Vic Chusnatt sono due buoni motivi affinchè quella serata cominci il prima possibile e termini solo al calar delle palpebre.
Sul suono di Chesnutt non c'è molto da dire, o meglio ci sarebbe così tanto che qualsiasi cosa detta risulta insufficiente. Lo spessore del personaggio è paragonabile, un po' per ragioni stilistiche, un po' per motivi intrinsechi, a quello di Will Oldman, di Warren Zevon e soprattutto Elliott Smith.
Il disco comincia riflessivo, e forse sono troppo eufemistico, ma già Everything I Say pone un feedback impenetrabile di chitarre ed organo, fra il "qui ed ora" e quello che fino ad allora mi era sembrato "solo" un disco folk. Chesnutt spiazza e toglie i punti di riferimento e You Are Never Alone, bellissima e commovente, è una canzone baciata dall'alito di Elliott Smith e unta da Brian Wilson.
Particolare non da poco, alla realizzazione del disco hanno contribuito anche Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, Guy Picciotto (dei Fugazi), Bruce Cawdron (dei Godspeed! You Black Emperor) ed altri.
Vic Chesnutt è disco del mese per Blow Up, per una volta siamo daccordo.
Similar Artist: Scott Walker, Bob Dylan, Mark Eitzel, David Bazan, Will Oldman (Bonnie "Prince" Billy)
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You are never alone (Live at Watt Club in Athens, Georgia)
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mercoledì, settembre 19, 2007
Okkervil River - The Stage Names
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Okkervil River
The Stage Names (JagJaguwar - 2007)
Gli Okkervil River sono un quintetto di Austin in Texas. Nascono come una formazione folk dai risvolti indie rock, ma ben presto la loro attitudine sgraziata ma allo stesso tempo malinconica, li porta ad assimilare talune venature emo.
Gli Okkervil River si formano ufficialmente nel 1998 e i loro primi album sono Stars Too Small To Use del 2001 e Don't Fall in Love With Everyone You See del 2002. Il reale potenziale degli Okkervil River si palesa solo dua anni dopo, con Down The River Of Golden Dreams, uno dei dischi migliori di quell'anno.
Personalmente sono rimasto deluso da Black Sheep Boy (2005, JagJaguwar), a cui va concessa, tuttavia, l'attenuante di ereditare un pesante fardello. Avevo forti perplessità anche per questo disco, ma non posso far orecchie da mercante, The Stage Names ha tante buone carta da giocarsi, molte delle quali ben scoperte sul tavolo.
In The Stage Names sono amalgamate in una le diverse esperienze degli ultimi Okkervil River. L'iniziale Our Life Is Not a Movie Or Maybe è una perfetta sintesi fra il Bowie giovanile (non ancora annebbiato dalla fumosa Berlino e dall'elettronica di Eno), gli Arcade Fire più carismatici e la freschezza del Costello esordiente. L'attacco del disco sà di nostalgico, tornano alla mente i tempi in cui cercavamo in loro gli eredi dei Neutral Milk Hotel.
Alla traccia numero tre, A Hand To Take Hold Of The Scene, tra fiati, hand clapping e ritmo vivace/sbarazzino, riaffiorano fra i solchi le orme dei primi Belle & Sebastian. Savnnah Smiles è una Okkervil River - ballad ormai canoica, e canonizzata, visto che stiamo parlando di un gruppo indie che è un vero e proprio culto.
I Beach Boys, nelle stratificazioni archeologiche di The Stage Names, fanno capolino almeno un paio di volte. In You Can't Hold The Hand Of A Rock And Roll Man i ragazzi di Austin mutuano dai "nonnetti" californiani i caratteristici coretti. In John Allyn Smith Sails, Will Sheff (cantante, chitarrista e compositore di tutti i brani), gioca a crare un'ibrido fra cover e sequel di Sloop John B, la canzone che i Beach Boys tributarono alla memoria del poeta John Berryman.
The Stage Names è stato registrato ad Austin, è stato mixato da Jim Eno, il batterista degli Spoon, è distribuito in italia dalla Wide e all'uscita si è piazzato 62° nella classifica Billboard dei dischi più venduti.
Similar Artist: Bright Eyes, Spoon, Neutral Milk Hotel
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Our life is not a film or maybe
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venerdì, settembre 14, 2007
The Fiery Furnaces - Bitter Tea
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The Fiery Furnaces
Blueberry Boat (Fat Possum - 2006)
Prosegue la marcia di avvicinamento al tanto atteso Widow City, la tappa odierna di questa via crucis (coraggio maca poco al 23 ottobre), vede la celebrazione del 4° album dei Fiery Furnaces: Bitter Tea.
Avevamo già discusso di Blueberry Boat, il loro capolavoro riconosciuto, ma a molti è sfuggita la bellezza di Bitter Tea, fors'anche per la pubblicazione a ridosso di Rehearsing My Choir, ben spinto dalla Rough Trade.
Per inciso, di lì a poco, l'estate 2006 ci avrebbe regalato anche un doppio album intestato a Matthew Friedberger: Winter Women / Holy Ghost Language School. Non c'è che dire un pessimo disco, anzi due pessimi dischi (non ho mai trovato il pretesto per sputarci sopra due righe di recensione). Se si parlava fino ad allora di Matthew come unto dalla chitarra di Pete Townshend, con questo disco si profila una deludente equazione, i Fiery Furnaces stanno a Quadrophenia come Matthew solista stà a Magic Bus.
Ma fortuna che la metà Yin dei Fiery Furnaces (la metà femminile ovvero Elanor Friedberger) aveva dichiarato che quest’ uscita estemporanea per la Fat Possum, sarebbe stata un disco prevalentemente rock. Bitter Tea più che un disco rock, o comunque garage (visti i fraintendimenti di generi ai tempi dell'esordio), pare più essere un’ audace disco di sperimentazioni. Gli elementi prevalenti sono, oltre alla chitarra di Matthew, elettronica (in ogni salsa), loop e reverse.
Le cose migliori saltano fuori quando è il piano (guardacaso suonato da Elanor) a fare da elemento trainante, immaginatevi i Dresden Dolls flippati. Apprezzabili taluni accenti disco e qualche speziatura orientaleggiante. Un riuscito mix dei primi due album, superato appieno il passo falso di Rehearsing My Choir.
Tè miscelato con menta e funghi allucinogeni, altro che amaro!
Similar Artist: The Who, Captain Beefheart, The Kills
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I'm in no mood
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mercoledì, settembre 12, 2007
Super Furry Animals - Hey Venus!
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Super Furry Animals
Hey Venus! (Rough Trade - 2007)
Fuzzy Logic e Hey Venus, sono rispettivamente il primo e l'ultimo atto di una band che, trasversalmente, ha toccato tutti i generi musicali spiaggiati nel Regno Unito.
Ho comprato entrambi i dischi, per pura casualità, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Il primo, targato Creation Record, rigorosamente in vinile, l'ho trovato in condizioni eccellenti al mercatino del venerdì a Rimini. Il secondo licenziato dalla Rough Trade, molto meno romanticamente, l'ho acquistato dal buon vecchio Dragan, su supporto compact disc.
I due dischi hanno davvero diversi piani di differenza, non tutti a vantaggio del più datato, ma quasi (i primi sono spesso i migliori). Le differenze fra i due, sono metaforicamente racchiusi nello status che le rispettive label rappresentano o hanno rappresentato.
La Creation Records, fondata dal mitico Alan McGee nel 1993, aveva (è ufficialmente chiusa dal 1999) un sound particolarmente variegato. All'indomani dell'esperienza Jesus And Mary Chain, Gillespie e i Primal Scream sbalordirono il mondo con un suono trasversale fra molti stili (Alternative rock, Indie pop, House Techno, Acid House, Hard Rock...). Quell'imprinting così fantasioso per anni contraddistinse i gruppi della Creation, Super Furry Animals su tutti.
Dal 2006 la band è sotto contratto con la Rough Trade Records. Non è un mistero la predilezione della label di Geoff Travis per certi dischi pop-acusitici. Love Kraft del 2006 delude, scontatamente acustico e melodico, ma Hey Venus! vira decisamente ai SFA di fine millennio.
Non l'ho mai nascosto, e lo ribadisco ora, reputo questa band di Cardiff (Galles) l'unica vera risposta British ai Flaming Lips. Hey Venus! raggiunge momenti davvero alti, spaziando, come ai vecchi tempi, fra tante possibilità stilistiche. Sbiascicamenti sarcastici alla Dan Tracey dei Television Personalities (Run-Away e Suckers!), falsetti funky-glam alla Bobby Conn (Into The Night), ottimismi californiani degni dei Beach Boys (Show Your Hand) ed elettroniche collage-freak Flaming Lips-oriented (Neo Consumer).
Ancora lontana la data del pensionamento.
Similar Artist: Television Personalities, Syd Barrett, Blur, Beach Boys
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Run-away
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venerdì, settembre 07, 2007
Animal Collective - Peacebone
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Manca una settimana all'uscita di Strawerberry Jam, il nuovo disco degli Animal Collective e la nebbia d'ombre che avvolge il disco s'infittisce anzichè diradarsi. Non sono in pochi (me compreso) a palesare una certa titubanza verso il cambio d'etichetta.
"Liquidata" la Paw Track (notare le virgolette, infatti la Paw Track, etichetta di culto di Los Angeles sponsor tra gli altri del buon Ariel Pink Hunted Graffiti, è di proprietà del collettoivo animalesco) e la Fat Cat i Nostri usciranno a marchio "Domino Record".
Da qualche settimana gira in rete il video del primo singolo, sicuramente è presto per segnare righi e cancelletti, ma l'impressione è quella di un'elettronica annacquata e innocua simile ai Grandaddy sul viale del tramonto.
Dopo un minuto di spigolosità "color nostalgia" (quella verso i primi album dei losangeliani) il brano prende un formato un po' più convenzionale. Divertentissimi i richiami fotografici del video che spaziano da Alien agli Horror-Movie degli anni 70, tutti Luna Park, inseguimenti e bravate Collegeali.
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mercoledì, settembre 05, 2007
Liars - Liars
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Liars (Mute - 2007)
I Liars con la loro 4° fatica in studio, omonima, si confermano il gruppo più hype fra gli indie rockers. Quest'aria così exciting non è certo una variabile settata dalla campagna di marketing della Mute.
Nati artisticamente nel 2000, a New York, i Liars sono una creature di Angus Andrew (voce e chitarra) e Aaron Hemphill (chitarra e batteria). Le loro influenze sono da ricercarsi negli anni '80, e come potrebbe essere altrimenti?
I Liars hanno una visione sostanzialmente epicurea della musica, tanto funk e tanto movimento; ma la loro indole artistica li porta ad esplorare i lati più art-rock della new-wave. In sostanza molto ritmo e qualche colpo ad effetto.
Liars è variegato e cangiante quanto ormai siamo da loro aituati ad aspettarci, ma di fatto rimane un gradino sotto l'insuperato Drum's Not Dead. Vale la pena notare, però, che il binomio Liars & Drum's Not Dead segna di fatto una svolta qualitativa nella discografia del gruppo.
Seppur meno convincente, Liars mi pare avere un ventaglio di stili assai più disparato, alcuni dei quali inediti sui solchi fin qui incisi da questo gruppetto di New York.
Alcune tracce resteranno a lungo nelle scalette live, c'è da giurarci. Tra i pezzi migliori Sailing To Byzantium, un horror pop, barocco, in un lento crescendo ossessivo di tastierine vintage e chitarre ritmiche new wave. Rimango invece un po' stupito, lo devo ammettere, quando dallo sbrodolo primordiale sento emergere richiami a Dinosaur Jr., Plaster Casts Of Everything.
Aria furbetta e faccia da schiaffi si dipingono sui volti dei ragazzini "bugiardi" ,quando evaporano dalle casse riverberi shoegazer-gothic-new-wave che tanto fa Jesus And Mary Chain (Freak Out è ai limiti del plagio, Pure Unevil è sulla stessa falsariga, ma emergono questa volta i più annacquati Phoenix).
E' finita l'estate, i Liars in vacanza non ci sono mai andati, evidentemente.
Similar Artist: Sonic Youth, Killing Joke, The Fall, Wire
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Freak out
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