Washington
Astral Sky (Glitterhouse - 2007)
Che te lo dico a fare, sarà capitato anche a te qualche volta di perdere terreno. Di nasconderti ed arretrare finchè l'ultimo passo ti è smorzato proprio dal muro dietro di te, già inchiodato con le spalle alla parete.
Sarà capitato anche a te di esser stato una figura propedeutica nella vita di qualcuno: "Hei, se ce l'ha fatta quello lì, figurati cosa posso fare io!".
Sarà in quel momento che ti ricorderai di quel cazzo di asso che hai ancora nella manica. Sarà allora che ti ritornerà in mente questa recensione e il brano che, in un impeto di condivisione, ti ho lasciato in eredità. Cerca bene, ce l'hai lì, in quella compilation nel cruscotto, è proprio lei: Firewheel.
No, non è esattamente la Smell Like A Teen Spirit del nuovo millennio, non ti darà certo la forza di spaccare qualche muso, non è nello spirito di un gruppo norvegese come i Washington. Ma, hai presente il volo della fenice? Quello ti riuscirà facile come una corsa sul lungo mare, volume a palla e vetri abbassati.
Non perdo troppo tempo a dire che par di sentire i Travis nati ad Austin o i Wilco emigrati in Norvegia. Non voglio dilungarmi nel descrivere canzoni che di fatto, da Firewheel ad Astral Sky, fino alla conclusiva I Lost My Way, sono una più bella dell'altra. Il trio norvegese ha la freschezza di un chiosco d'anguria in piazza del Duomo a Milano il giorno di ferragosto.
Voglio invece lasciarvi con un'aneddoto, ma terrò i protagonisti anonimi. Un mio amico s'è ascoltato l'esordio dei Washington, giù al negozio di dischi, almeno 10 volte. Mai preso e oggi non c'è più. Poi è uscito il bis (l'Astral Sky di cui sopra) e boom, stregato e subito acquistato. Ho provato... pardon, il mio amico, ha riprovato a reperie su Amazon anche l'esordio New Order Rising, ma ora viene la bellezza di 30 testoni.
Morale: che tu stia con le spalle al muro oppure no, non fa niente, compralo lo stesso, in futuro potrebbe costare il doppio!
Finalmente avete capito a chi mi riferivo parlando di uno dei migliori dischi indie del 2007!
Similar Artist: Neil Young, Travis, Wilco
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Firewheel
mercoledì, agosto 29, 2007
Washington - Astral Sky
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venerdì, agosto 24, 2007
AMP - All Of Yesterday Tomorrow
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INDIE ALBUM: AMP
All Of Yesterday Tomorrow (Proopp - 2007)
La piccola etichetta indipendente Proopp (talmente piccola che non sono riuscito a trovare uno straccio di sito ufficiale), con sede a Londra, ci riprova. Dopo il maxi album del 2006, quello dedicato agli Yellow6 (aka Jon Atwood), ecco questo pantagruelico triplo cd monotematicamente rivolto agli AMP.
Ma facciamo un passo indietro, chi sono gli AMP?
Gli AMP "sono più di un semplice gruppo derivativo del genere shoegazeer". Il gruppo, con ragione sociale a Bristol, è intestato a Richard Amp alla cantante Karine Charff, ma di fatto il processo creativo è affare alquanto partecipativo. Tra i tanti brani si scovano le firme dei vari Third Eye Foundation, Crescent, Flying Saucer Attack e diversi altri.
L'esordio degli AMP, risalente a ben 15 anni fà, è ormai roba da archivio in casa Kranky (particolare, questo della prima casa discografica, quanto mai eloquente).
Precisati i connotati spazio/temporali e i contributors, non ci vorrà molta fantasia per indovinare che sono i canoni estetici di Slowdive, My Bloody Valentine, Codeine e Spacemen 3, ad essere presi a prestito e reinterpretati.
Sfumature tonali differenziano di volta in volta un tema di fondo che rimane invariato. All Of Yesterday Tomorrow, com'anche il titolo sembra voler suggerire, è il passaggio graduale ed impercettibile fra una stagione e l'altra.
Tra gli episodi migliori (comunque difficile scegliere tra tre ore e passa di musica) Je Veux e Moon Tree tra chitarra ritmica, piatti, cori di sirene e atmosfere dilatate fanno salire l'asta del mercurio. Gli AMP non si fanno mancare nemmeno qualche pezzo acustico decisamente di stampo intimistico (Televisionface).
In Sea Green Serenade un piano, un flauto e una nebbia di voce aleggiano su un lago verde scozzese. Trovano spazio prolisse riflessioni orientali da una parte e sbiadite fisarmoniche di un'est Europa svogliata e crpuscolare dall'altra.
Ma Bristol non era la patria del Trip-Hop?
Similar Artist: Slowdive, My Bloody Valentine, Third Eye Foundation, Spacemen 3
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Get here (from Us)
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mercoledì, agosto 22, 2007
Spoon - Don't You Evah
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Chi di recente ha ipotizzato la crisi di MTV, sempre più concentrata nell'allontanarsi dall' only-video-format, verso un palinsesto a più ampio raggio di programmazione, può star tranquillo (aimè). Nessuna crisi, il formato video gode ancora di buona salute, almeno così la pensano alla ABC's.
L'anno scorso infatti la ABC's, ha prodotto "in casa" alcuni video musicali (tra cui uno degli Snow Patrol), per promuovere la serie televisiva Grey's Anatomy. Gli ascolti e i riscontri sono stati ottimi, tanto che il team di marketing ha programmato altri 11 homemade-videoclip per la stagione entrante.
Sempre a proposito di video è da qualche giorno online il nuovo degli Spoon (la band di Austin di cui vi ho parlato qualche post fa). Il video interamente girato in Giappone, piacerebbe, c'è da giurarci alla musicofila-indieofila Sofia Coppola. Don't You Evah (che per forza di cose sembra il seguito di I Turn My Camera On), è stato realizzato con l'aiuto di Wired ed è stato diretto dal concittadino (anche lui di Austin) Jeff Nichols, direttore di cortometraggi e professore ad Harward.
Protagonista del video il robottino Keepon, sviluppato da Hideki Kozima e programmato da Marek Michalowski.
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venerdì, agosto 17, 2007
Liars - Plaster Casts Of Everything
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E' online, in streaming su YouTube, il video del nuovo singolo dei Liars: Plaster Casts Of Everything.
Il pezzo è molto chitarristico e, sulla falsa riga del precedente (nomen omen) Drum's Not Death, ha un'importante sezione ritmica. Lo sconcerto iniziale c'è, è indubbio, se il cantato di Agnus Andrew inizialmente ricorda le soluzioni adottate dagli ultimi Battles, l'evoluzione del pezzo è prettamente rock, indie-rock. Tanto che la chitarra di Aaron Hemphill ricorda paurosamente quella di J.Masics (Dinosaur Jr.).
Il pezzo fa da apripista al disco omonimo del gruppo newyorkese, in uscita il 20 Agosto, sotto licenza della solita Mute Records.
La canzone mi lascia indifferente onestamente, un po' banalotta, soprattutto se confrontata con il disco precedente, ma il video è davvero superlativo.
Evidenti i richiami a Karma Police (Radiohead) e a Lost Highway di David Lynch, ma certe "apparizioni" mi fanno tornare alla mente persino i classici flashback Hitchcockchiani.
Il video è stato diretto dal buon Patrick Daughters. Il regista californiano, laureato in cinema e psicologia, ha già vinto 3 awards e nel suo curriculum può vantare collaborazioni, oltre che con i Liars, con: Yeah Yeah Yeahs, Feist, Kings Of Leon, The Futureheads, The Shins, Bright Eyes, Death Cab For Cutie e molti altri ancora.
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giovedì, agosto 16, 2007
Dälek - Deadverse Massive, Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006
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ALTERNATIVE RAP ALBUM: Dalek
Deadverse Massive, Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006 (Hydra Head - 2007)
La scorsa primavera mi sono passati fra le mani parecchi dischi Hip Hop e Rap di cui avrei voluto parlarvi (gli ultimi di El-P, Dälek, Roots...etc etc), ma stringi stringi, per mancanza di tempo e sovrabbondanza di imput, sono rimasto con i palmi vuoti verso l'alto.
Questa raccolta di rarities e di remixes di Deadverse, intestata a Dälek, duo del New Jersey composto da DJ Oktopus e MC Dälek, mi offre una ghiotta opportunità di rivalsa.
Accontenterò perciò i tanti fruitori di questo genere già svezzati, ma allo stesso tempo è mia intenzione offrire un appiglio anche a chi non ha mai incrociato le sue frequenze con l'Alternative Rap. Dälek infatti è sicuramente una buona porta d'ingresso, parlando di fatto una lingua molto diversa dal pop, ma utilizzando alla fin fine lo stesso alfabeto dell'indietronica. Non è un caso che il loro esordio del 1998, riportò alla mente dei più il kraut-rock e talune atmosfere fumose molto Velvet Underground (presenti anche qui, invero).
Deadverse Massive, Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006 esce a soli sei mesi dal magnifico Abandoned Language, perciò consigli0 subito, per quanti volessero approfondire, di partire proprio da questo. Ma per i fans di lunga data (come me) è un'appuntamento estivo assai ghiotto.
Diverse tracce giustificano la bivalenza l'appellativo rarities, Rouge, sarà pure un inedito, ma è di rara bellezza. Rouge, ciondolante bambina viziosa è tutt'altro che rap, seducente quanto una bad girl che ti guarda dalle scalinate sull'uscio di casa sua, nel bronx.
Alle 3:46 in studio, DJ Oktopus (produttore) e MC Dälek sferragliano l'impossibile, i Flaming Lips del periodo elettro-psichedelico riverberano dalla bobina. Poi l'illusione sfuma e la grinta in rima di dalek comnincia a sputar versi riecheggianti che escono alla moviola.
In This City, comincia come una favola newyorkese, e prosegue tesa come un camminata sul ponte di brooklin in bilico sui piloni d'acciao, fra l'ingenuità tonale e la spregiudicatezza dei versi.
Per indietronici sempre alla ricerca, da provare.
Similar Artist: cLOUDDEAD, MC Doom, De La Soul, Dj Spooky
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Paragraphs relentless
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venerdì, agosto 10, 2007
Okkervil River - For Real
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REISSUED REVIEW: Okkervil River
For Real (There's Nothing Quite Like The Blinding Light) - Ep (Jagjaguwar - 2005)
Gli Okkervil River, sono un gruppo folk-rock di Austin (meglio non dare nulla per scontato). Il loro Down The River Of Golden Dreams si è rivelato uno dei migliori dischi del 2004 (ho già trattato di questo disco in altra sede, forse un giorno riproporrò qui). A giorni i negozi italiani vedranno l'uscita del nuovo The Stage Names.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di scoltare The Stage Names (ma sicuramente esprimerò qui il mio parere). Più che riproporvi la mia recensione di Down The River of Golden Dreams, preferisco riportare qualche nota su quest'EP del 2005, in quanto credo sia stato un passo decisivo nel sound del gruppo.
La nascita degli Okkervil River viene fatta risalire al 1998, quando ai due compagni di scuola Will Robison Sheff (voce e chitarra) e Seth Warren (chitarra), si aggiunsero Zachary Thomas (voce e basso), Jonathan Meiburg (voce e banjo) e Mark Pedini (batterista).
Gli Okkervil River sono uno di quei gruppi, sia benedetto il cielo, con una particolare predisposizione al formato EP, per cui, dopo Down The River Of Golden Dreams se ne escono con Sleep And Wake Up Songs, e prima di Black Sheep Boy con questo For Real e subito dopo con l'Appendix.
E' For Real (il brano) e la sua bellezza, a fornire il pretesto per quest'assaggio anticipato dell'imminente Black Sheep Boy. Ma, seppur inferiori, anche The Next Four Months e la versione live di For The Enemy (brano già apparso in Down The River Of Golden Dreams), sono episodi degni di particolare attenzione.
For Real è un assaggio di quello che sarà il sound del gruppo nel prossimo disco. Nell'EP sono presenti diverse novità rispetto al suono classico dei Nostri, nello specifico mi riferisco ad un approccio più aggressivo e ad inediti sferragliamenti emo. Tutto questo pur lasciando intatto il gusto per il folk più intimistico e romantico, che, unito al loro proverbiale pathos, non perde le caratteristiche tracimazioni nello sgraziato.
Con For Real gli Okkervil River sono approdati all'emo-folk.
Similar Artist: Shearwater, Bright Eyes, Neutral Milk Hotel, Guster
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For Real
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mercoledì, agosto 08, 2007
L'importanza del video nella musica
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Ho un rigetto quasi totale nei confronti dei video musicali proposti in heavy rotation da MTV. Io la penso così: per valutare una canzone devi usre le orecchie, un buon video può incantare chiunque.
Questo non toglie che per conoscere la fenomenologia musicale e la storia della musica, i video siano una variabile da non sottovalutare. Il video è un qualcosa che è penetrato profondamente nella musica e ha le sue radici ben più in profondità del 1981 (nascita di MTV). Persino i Queen che da sempre vantavano la paternità del primo video musicale (Bohemian Rapsody, 1975 ), poi hanno dovuto ritrattare, nel 1995, ammettendo di aver coniato solo il "primo video pop" musicale.
Per capire l'entità dell'argomento, provate a riflettere: l'omonimo esordio di Elvis Presley del 1956 (da cui Blue Suede Shoes), viene considerto l'inizio dei 50'anni della musica rock. Blue Suede Shoes non è un vero e proprio video musicle, ma pensate davvero che Elvis avrebbe avuto lo stesso successo e la stessa importanza, se gli fosse stato negato il video come mezzo espressivo e se nessuno avesse mai conosciuto la sua innata capacità di bucare lo schermo?
Da questo eccezzionale documento video, si capisce chiaramente come Elvis rppresentasse qualcosa di estremamente nuovo per il 1965, provate solo a confrontrlo con i musicisti che lo affiancavano.
Elvis avrebbe raggiunto lo stesso bacino di utenti, senza il suo proverbiale movimento di bacino?
La storia della musica va spesso pari passo con i video e i video clip, per questo ho deciso di inaugurare questa rubrica spartiacque fra MTV e tutto quanto c'è di buono nei video musicali.
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lunedì, agosto 06, 2007
Spoon - Ga Ga Ga Ga Ga
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INDIE ALBUM: Spoon
Ga Ga Ga Ga Ga (Merge - 2007)
Chi ha detto che ad Austin, in Texas, si suonano solo folk e country? Ma li avete mai sentiti gli Spoon?
Come Ulisse che per ottener ragione sui proci scoccò la sua freccia fra gli anelli delle lance, così Britt Daniel (voce e chitarra) e Jim Eno (batteria) dopo Girls Can Tell e Gimme Fiction inanellano il 3° terzo centro consecutivo.
Ga Ga Ga Ga Ga è tanto bello quanto differente dagli altri due, come anche essi lo sono fra di loro. Se il primo vanta una discrta freschezza pop-acustica e il secondo è arrogantemente rock, in Ga Ga Ga Ga Ga fa capolino l'elettronica. Ovviamente non è un disco "di elettronica", ma decisamente speziato di bytes, questo sì.
In una band di classe come gli Spoon, intendiamoci restiamo sempre entro il recinto dell'indie rock, non si va tanto per il sottile, ma tra tanta classa, spesso la differenza la fanno i particolari. Qui più che in altri casi, i particolari valgono quanto l'ispirazione, e se nel quinquennio 2002-2007 questa non è mai venuta meno, le differenze vanno cercate tra le sottili venature dei solchi. Per intenderci nella bellissima e conclusiva The Ghost Of Your Linger, un piano secco e puntuale è la scusa per uno sonnolento scricchiolio d'elettronica, il cui risultato restituisce la canzone più lugubre che i Go Betweens non abbiano mai scritto.
E' pur sempre vero che gli Spoon non fanno certo dischi lo-fi, forse non è nel D.N.A. di chi nasce ad Austin, ma un certo riverbero Pavement è ravvisabile in più passaggi. L'imprinting lo-fi probabilmente è un residuo dei tour divisi a metà con Pavement e Guided By Voices (su cui sempre più spesso mi vien voglia di scriverci sopra una bella retrospettiva).
I riferimenti per chi ancora non conoscesse il gruppo li avrete capiti, ma voglio svelare proprio tutto e ci metto dentro anche Pixies, The Shins (per quel mood sempre fresco eppur mai banale, che è sulla punta delle dita di pochi gruppi) e Destroyer. Per quanti invece già li conoscessero, bè non è cambiato nulla, dalla Merge che ancora una volta ci mette l'investimento iniziale alla qualità ancora integra.
Blak Like Me e Finger Feelings, con quel sound inconfondibile, riporta l'ascoltatore sul qui e adesso: hei, questo è un disco degli Spoon! E si sente!
Girls Can Tell e Gimme Fiction non possono rimanere orfani sullo scaffale, Ga Ga Ga Ga Ga è da avere, la vostra colezione di dischi non ne risentira, anzi.
Similar Artist: Pavement, Pixies, Arcade Fire, The Shins
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You got yr. cherry bomb
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sabato, agosto 04, 2007
Elton John Vs. Internet
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Alla non più verde età di 60'anni, il nostro Elton si sceglie un'avversario non da poco: internet.
Dalle pagine del Sun Elton prima si professa un vero e proprio luddista (da Ned Ludd che ispirò, in piena età industriale, un movimento anti tecnologico), dando sfoggio di sè come di un vero e proprio spartano "senza cellulare e senza iPod". Poi Elton John avanza una singolare proposta, chiudere internet per cinque anni e vedere che succede.
Il motivo? Semplice, secondo lui, "se si riuscisse a fare questa prova, verrebbe fuori musica molto più interessante di quella che si ascolta al giorno d'oggi". Quindi consiglia di passare meno tempo su internet e sui blog e più tempo a socializzare di fuori (ma ce lo vedete Elton John a socializzare in strada?).
Ma attenzione, non si tratta certo della sparata di un'artista disperato che con il suo ultimo The Captain & The Kid ha raggiunto a fatica le 100.000 copie. No, Elton ha le prove inconfutabili: "All'inizio degli anni Settanta venivano lanciati almeno dieci nuovi album alla settimana, ed erano fantastici. Ora sei fortunato se trovi dieci album all'anno di quella qualità".
Caro Elton, sarà mica che negli anni '70 ancora frequentavi i negozi di dischi, ed invece oggi ti limiti a registrare Top Of The Pop il sabato pomeriggio?!?
E ancora, ma perchè la tua discografia è in vendita sia su iTunes (il negozio di musica online della Apple) che sul tuo sito ufficiale (ah, ebbene si Elton ha anche un sito ufficiale), se tanto demonizzi internet e la tecnologia?
Ma non mi piace polemizzare gratuitamente, vorrei concludere con una riflessione, internet fondamentalmente è principalmente un mezzo di comunicazione e d'informazione, chiunque pensi che la crisi delle vendite di dischi (intendo i cd, visto che iTunes va alla grande) sia dovuta esclusivamente da internet è uno sprovveduto. Un esempio per tutti, Playboy e Penthouse erano leader del porno cartaceo, sono scesi su internet e hanno messo lo stesso materiale sul web, ma a pagamento. Poi sono arrivati altri porno-imprenditori con nuovi modelli di business, morale: questi ultimi sono diventati miliardari e le versioni digitali dei celebri magazines hanno fallito.
Nella maggior parte dei casi siamo noi a sbagliare, volendo applicare a forza, ad internet un modello di business che può funzionare solo off-line.
Non è la rete che è sbagliata è il modello obsoleto che continuano a spingere le major, grandi case discografiche, ad essere fallace. Quel modello di gestione delle royalty va aggiornato ai tempi che corrono, pensate a quante persone lavorano dietro ad un film, magari un colossal, e pensate a quante hanno lavorato all'ultimo disco di Elton John, è possibile che il film in dvd costi 10€ e l'ultimo di Elton 22€? Lo scarto sta tutto nelle royalty che si intasca la Universal: è una vergogna.
Lo sai caro Elton, che grazie a questa politica, i ragazzini che pubblicano tutti quegli album che tu definisci di bassa qualità e che ti tolgono audience, non potranno mai vivere di sola musica. Non è che oggi non ci siano buoni dischi, è che non ci sono (e forse non ci saranno più) nuove pop-star, troppo onerose. Per le major, meglio prendere dalla strada i primi Artic Monkeys che passano, fargli registrare un paio di dischi, pomparli su internet e poi ributtarli in strada.
In tutta questa storia ti sei dimostrato un vero e proprio uomo di m...arketing: quanta pubblicità spontanea...
"Elton John uomo di m...arketing" dì la tua su Indie Talk
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giovedì, agosto 02, 2007
The Shis - Wincing The Night Away
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The Shins
Wincing The Night Away (Sub Pop - 2007)
Un caso mediatico o un caso nella media?
Mi rendo conto di approcciarmi all'ultimo degli Shins con qualche mese di ritardo, ma solo le ferie in Irlanda mi hanno permesso di gustarmelo con calma.
Quasi tutti conoscerete gli Shins e molti di voi avranno già apprezzato Wincing The Night Away, non voglio annoiarvi con la recensione di un disco già conosciuto, così parto da questa domanda:
è giustificata la copertina di Aprile che Blow Up ha dedicato agli Shins (Blow Up.104, Gennaio 2007)?
Prima qualche passo indietro. Gli Shins sono un gruppo power-guitar-pop dai forti accenti elettro acustici. Originari di Albuquerque in New Mexico, la leggenda indie li vuole resi grandi, da un consenso popolare dal basso, grazie al passaggio sulle emittenti radiofoniche dei College americani. In realtà dietro a questa storia da copertina c'è un'esordio che già di per se li aveva resi noti nell'ambiente indie, sto parlando dell'acclamato Oh Inverted World; e una notevole spinta derivata dall'inclusione di alcuni pezzi da Chutes Too Narrow nella ost del film di Zach Braff Garden State.
Winching The Night Away ha la sfortuna di non poter più contare sul'effetto sorpresa che fece la differenza per Chutes To Narrows. Anzi, i critici attendevano il seguito di uno dei dischi più amati del 2004 con i fucili spianati.
Winching The Night Away, non demerita, tutt'altro. Certo, lo stato di grazia e di freschezza che accompagnava i brani migliori di Chutes To Narrows pare evaporato, ma Winching ha altri pregi. Il disco riesce nell'ardua impresa di risollevarsi da quel pregiudizio negativo che mi avevano trasmesso le eccessive e poco credibili lusinghe di Radio Capital (la radio dell'ufficio sob!).
Detto che Winching The Night Away difetta di freschezza e dell'effetto sorpresa, veniamo ai punti forti del disco. Per quanto quest'affermazione possa suonare banale, Winching The Night Away è davvero un disco più maturo, i ragazzi hanno le spalle coperte (economicamente parlando) e non hanno, sembra, pressioni. Le 11 tracce non hanno la necessità dell'immediatezza.
Tra gli episodi migliori, Australia (vivace), Split Needles (piena e matura, serpeggiante di distorsioni elettroniche), Girl Sailor (il romanticismo made in Shins, nella consueta veste elettroacustica) e Phantom Limb sono già dei classici nel repertorio live del gruppo. Pam Berry è solo lo sfrigolio di una chitarra e l'equilibrio precario di una voce flebile su una corda in tensione. Prima che l'orologio abbia terminato il giro dei 60 secondi siamo già rapiti dal classico sound Shins di Phantom Limb.
In Sealegs i ragazzi guidati da James Mercer spolverano una tastiera vagamente twee, ed è una felice intuizione. Lo stesso piano sgocciolato, che in Sealegs era solo un'orpello di sottofondo, in Red Rabbits diviene tema principale e filo conduttore di una visione romantica a pois, dove una chitarra acustica di stampo sixites e un violino sinusoidale, sanciscono l'estivo lieto fine. Per coraggio e garbo, forse il pezzo migliore del disco.
Tornando alla domanda iniziale e sottoscrivendo la puntualizzazione di Stefano Isidoro Bianchi (Blow Up.108, Maggio 2007), e cioè che la copertina va a chi la merita, meglio se questi sia anche famoso; si, gli Shins meritavano quella copertina. Probabilmente gli Shins rappresenteranno per la Sub Pop, quel passaggio multidimensionale fra il mondo indie e le copie vendute a 7 zeri. Come è già stato con i Nirvana elaborazione stessa Sub Pop e con i Sonic Youth e i R.E.M. con la Geffen. Cosa ne sarebbe degli Shins se avessero un leader carismatico come Cobain o come Stipe?
Similar Artist: The New Pornographers, Modest Mouse, Guided By Voices
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